« E l’alta finanza rovescerà il tavolo | Main | Quando le analisi tecniche smentiscono le chiacchiere dei politici - The Advisor 18/05/2009 »
venerdì
mag292009

Nulla di buono, sul fronte occidentale

Fonti: Il Sole 24 ore del 22 maggio 2009:

1) Articolo "Vacilla la tripla A di Londra"  di Leonardo Maisano pag. 13;

2)Articolo "Un chiaro avvertimento a Stati Uniti e Germania" di Isabella Bufacchi pag. 13;

3) Articolo "Il gringo Obama in America Latina" di Alessandro Merli pag. 17

Il Sole 24 ore del 23 maggio 2009:

1) Articolo "La Germania fa incetta di oro" di Beda Romano. pag.8

 

Mentre il Ministro Tremonti ha ammesso che a ottobre 2008 si è sfiorato il disastro finanziario globale, negli ultimi giorni si sono notate tre situazioni che ci fanno sempre più dubitare del fatto che questa crisi sia a un punto di svolta e che, soprattutto, possa passare senza lasciare segno di sé, senza mutare quegli equilibri internazionali che si sono consolidati a partire dalla fine del secondo conflitto mondiale. La prima cosa che dobbiamo notare è il fatto che il dollaro, superato il momento “tecnico” che abbiamo indicato nello scorso intervento, si sta avviando verso quel temuto e consistente ribasso da noi più volte paventato. L'1,40 nei confronti dell'Euro toccato in questi giorni è foriero di futuri minimi della valuta USA e di conseguenti difficoltà per le esportazioni dei prodotti del vecchio continente. Al momento è solo un inizio ma l'andamento futuro sembra proprio in questo senso. 

La scusa ufficiale per giustificare questa impostazione è stato il mutamento di giudizio, da parte dell’agenzia di rating Standard&Poor's, sul debito pubblico inglese. Nell'ultimo outlook dell'agenzia, infatti, si è passati da "stabile" a "negativo", preludio a una perdita della tripla A nella valutazione del debito di Londra. Oltre a dare al mercato la chiara percezione che in questa fase ogni Paese, anche se appartiene al novero di quelli storicamente più solidi, può trovarsi nelle condizioni di vedersi diminuito il rating, il segnale proveniente da Standard&Poor's è risultato essere un vero e proprio monito per il debito USA, anch'esso non esente da qualche peccatuccio di solidità. A quel punto si è aperta la strada per rendere manifesta l'inevitabile debolezza della valuta americana, che è arrivata a scendere poco oltre l'1,40 contro Euro. 

Un altro elemento da non trascurare è l'intrusione della Cina in un'area geografica che da moltissimo tempo gravita nell’orbita di Washington: l'America Latina. È successo, infatti, che la Cina ha finanziato con dieci miliardi di dollari le esplorazioni petrolifere in Brasile al fine di "assicurarsi l'approvvigionamento di commodities". Durante la visita del Presidente Lula a Pechino si è sancito l'accordo. La novità significativa consiste nel fatto che Cina e Brasile useranno le rispettive valute nazionali, e non più il dollaro, per regolare i rispettivi scambi. Non che la cosa abbia effetti pratici clamorosi, in quanto poi ognuno per sé procederà al cambio della valuta dell'altro (yuan e reais) in moneta americana, ma è comunque significativo che si tenti un affrancamento dalla valuta USA. Una tendenza che è già affiorata più volte ma che ora inizia a consolidarsi specie nelle economie dei cosiddetti Paesi del Bric (leggasi Brasile, Russia, India, Cina) vale a dire di quelle economie emergenti che cercano di avere un ruolo sempre più importante sulla scena mondiale, fino a cercare, in alcuni casi, di scalzare dal trono la moneta americana. Nuovi rapporti di forza valutari in vista, dunque.

Ciò che ci lascia davvero perplessi, invece, sono le notizie che arrivano dal mercato internazionale dell'oro. Non già quello relativo al settore della gioielleria, per cui c'è un'abbondante contrazione, ma quello dell'oro inteso 

come bene-rifugio. Pare infatti che in Germania nel primo trimestre del 2009 si sia assistito a un clamoroso aumento (+ 400% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente) degli acquisti di oro da investimento (monete e lingotti). Persino la vendita di casseforti ha avuto un notevole incremento (+ 20%), segno evidente di una propensione alla tesaurizzazione. La tendenza all'aumento degli acquisti del metallo prezioso è in atto ormai in diversi Paesi e le statistiche ci danno un quadro ben chiaro: oltre al già segnalato +400% tedesco registriamo un + 437% in Svizzera, +216% negli USA. C'è persino un + 75% di uso dell'oro nella zecca reale della G.B.. Anche la Cina ha aumentato le sue riserve auree con un +75% dal 2003. 

Che succede? Perché questa tendenza? È un’autentica “corsa all'oro”? Al momento no. Si tratta più che altro di un riposizionamento di liquidità legato al pericolo inflazionistico insito nelle manovre monetarie fin qui adottate dalle autorità internazionali. L’idea portante è che l’aumento indiscriminato di liquidità possa determinare una crescita dell'inflazione, per cui è meglio indirizzare gli investimenti verso una crescente quantità di beni-rifugio. 

La Germania, in questo senso, è il Paese che più di tutti, per le tristi memorie storiche legate al periodo di iperinflazione della Repubblica di Weimar, soffre di questa "sindrome" che può indurla, almeno in parte, a enfatizzare questo atteggiamento. Anche per la Cina possiamo trovare giustificazione nel tentativo di diversificare il massiccio investimento in titoli USA, divenuto "a rischio" per la possibile svalutazione del dollaro. Ma riguardo gli Stati Uniti e la Svizzera? Nel loro caso non possiamo che registrare il dato e rilevare che questo atteggiamento, in realtà, non è in contrasto con altri elementi che abbiamo notato. In America i tassi bassissimi, con conseguente aumento indiscriminato della massa monetaria, fanno da base sia al cedimento del dollaro sia a una possibile tendenza inflazionistica, anche consistente, su scala internazionale. Prova ne sia che il mercato dei titoli di Stato sta già cominciando a registrare questa possibilità manifestando una certa difficoltà nelle quotazioni dei titoli di Stato "lunghi". 

La preoccupazione, ovviamente, non è legata solo al possibile avvento dell’inflazione, ma al contesto in cui essa andrebbe a svilupparsi. In un periodo di crescita stabile una forte inflazione è un problema con cui fare i conti. In una fase di stagnazione, o addirittura di recessione, è l’anteprima della catastrofe. Prezzi alle stelle e redditi famigliari in picchiata: quanto potrebbe durare? Quanto a lungo potrebbe essere tollerato, dalla popolazione occidentale?  

The Advisor

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