Focus crisi
Esistono due scuole di pensiero:
- C'è chi crede che la crisi attuale, seppure drammatica, sia passeggera. E che dunque dopo un periodo di inevitabili anche grandi ristrettezze si tornerà a vivere, sebbene in modo un po' differente - come lo si è fatto negli ultimi decenni. Magari come meno denaro e possibilità, e meno consumismo. Ma comunque nel solco della modernità che conosciamo.
- C'è chi crede che la crisi sia irreversibile, poiché è il sistema stesso a essere fondato su assunti sbagliati. E i nodi che sono al pettine adesso erano inevitabili e sono irreversibili.
Ora - a meno che non vediate ulteriori possibilità (nel caso descrivetele per somme linee) - quale delle due scuole di pensiero fate vostre? E perché?
Cosa ancora più importante: come pensate di affrontare il futuro?
-- -- -- -- -- -- -- -- --
I nodi, a mio parere, sono al pettine da molto molto tempo. Occorre però mettersi d'accordo sul significato che si vuole attribuire all'espressione, poichè non è da oggi che il sistema liberal-liberista occidentale ha dimostrato il suo fallimento escatologico, in quanto ciò che prometteva di portare tramite democrazia e libero mercato si è rivelato un fallimento tra i più clamorosi della storia. Se il marxismo mirava al benessere dell'intera collettività, il liberismo a quello della maggior parte di essa. Il marxismo è morto e sepolto, mentre il liberismo è ancora in piedi, e non sarà certo una crisi a metterlo in ginocchio. Perchè i fatti sono sotto gli occhi di tutti. Da decenni è in atto un processo di costante accumulazione di beni e ricchezze nelle mani di cerchie sempre più ristrette di individui, a discapito della sempre crescente massa di poveri, molti dei quali vengono molto pudicamente inquadrati nel cosiddetto "ceto medio" solo per distinguerli dal resto dei miserabili (senza la minima offesa, sia chiaro) veri e propri. Diamo un'occhiata ad alcuni dati. Il programma delle nazioni unite per lo sviluppo (http://www.undp.org/) calcola che il 18% della popolazione globale (circa 800 milioni di persone) dispone dell'83% del reddito mondiale, mentre all'82% della "restante" popolazione (circa 5 MILIARDI di persone), tocca il 17% del reddito. Dal punto di vista della distribuzione delle risorse naturali, emerge che i cosiddetti "paesi ricchi" consumano il 50% dell'energia e il 75% del metallo. Se queste cifre non costituiscono la prova dell'inequivocabile fallimento di questo sistema, non so cosa altro dire. Ma queste cose, seppur a grandi linee, le sanno tutti. Sanno tutti che ciò che urge, come è già stato opportunamente ripetuto migliaia di volte in questo sito, è un drastico cambiamento, che rivoluzioni l'attuale scala di valori occidentale che ha spinto uomo e ambiente sull'orlo del baratro. Perchè allora nulla si muove? Facciamo un passo indietro. La storia dell'uomo è segnata da una lunghissima serie di eventi sanguinosi e violenti, che hanno portato cambiamenti radicali, decisivi, irreversibili; si pensi alle rivoluzioni Inglese, Americana e Francese. Queste esperienze insegnano che gli oppressi, maturati certi tempi e certe condizioni, sono sempre riusciti a coalizzarsi e a ribaltare, o comunque a tentare di farlo, la propria situazione. Che tempi e condizioni non siano maturi per questo auspicato cambiamento? Non credo si tratti di questo. Ritengo che la questione sia assai più complessa. Tento, per quello che posso, di fornire una mia chiave di lettura. Tempo fa il rapporto hegeliano "servo - signore" era caratterizzato da un'altissima componente di rivalità, di contrasto. Le volontà dei due erano, per forza di cose, contrapposte e non coincidevano in nulla. In quei tempi i lavoratori riuscirono ad ottenere, mediante la sottrazione di un ingranaggio fondamentale, costituito per l'appunto dal loro lavoro, dal macromeccanismo della produzione industriale, grandi conquiste economiche e sociali. Secondo una lettura marxista, essi avrebbero perso, tramite queste processo, il loro ruolo "costrorico" e costretto i padroni ad inserirli nel ciclo enorme della Storia vera e propria. Da sottolineare, vi è il fatto che questa concezione politica, rimasta valida fino a diversi decenni fa, è pregna di una fortissima componente umanistica, che pone, come detto in precedenza, la volontà del servo contro quella del suo signore. La struttura economica che è venuta consolidandosi da allora è riuscita, tramite la sua incredibile capacità di adattamento, a impedire questo "stallo", accomunando i destini di entrambi sotto l'ombrello oppressivo di quell'entità indefinibile e misteriosa che risponde al nome di "mercato". Il mercato, purtroppo, in tutta la sua indecifrabilità, non fornisce l'identikit dei soggetti verso i quali orientare il proprio astio e la propria volontà di riscatto. Ogni taglio di stipendio, ogni precarizzazione dei contratti lavorativi, ogni forma di smantellamento dei più elementari principi del diritto del lavoro, sono stati giustificati in nome delle esigenze del "mercato". Siamo asuefatti al mercato, stretti nella morsa delle sue maglie che ci impediscono la benchè minima forma di movimento. L'ingigantirsi di questo sistema ha reso l'uomo sempre più inerme, impotente e rassegnato. Non credo, quindi, che questa crisi sancirà la fine di un sistema che, come espresso nel titolo del focus, è sicuramente basato su assunti sbagliati, ma che ha dimostrato una tremenda capacità di adattarsi e di fagocitare anche le critiche che mirano alla sua distruzione. Perchè, sia ben chiaro, il sistema può benissimo crollare, ma come l'araba fenice rinascerà dalle sue ceneri a mio parere, perchè questa società così libera e democratica non ha fatto altro che impedire (tramite quelle che Michel Foucault definì "strutture oppressive", cioè scuole, università, ospedali) agli individui di immaginarsi qualcosa di diverso da quello che è l'occidente, cioè "democrazia" e libero mercato. La cancellazione totale di questo sistema, credo, coinciderà con la profezia, che così spesso ama ricordare Massimo Fini, di Tatanka Iyotake, alias Toro Seduto: "Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche". Tanti saluti.
Concludo. Il futuro costituisce una gigantesca incognita. Per quanto mi riguarda, non posso che continuare a comportarmi come mi sono sempre comportato; continuando a sostenere ad alta voce questi concetti e cercando di vivere coerentemente con essi, per quanto difficile e, talvolta, disarmante. D'altra parte, non vedo cosa si potrebbe fare di più, se non, forse, imboccare la strada del terrorismo, perchè credo sia giunto il tempo in cui, come ammoniva quasi quarant'anni fa il mai troppo compianto Fabrizio De André, "qui chi non terrorizza si ammala di terrore". Tanti saluti.
Purtroppo di rivoluzioni non se ne parla proprio. E per due motivi:
tutte le rivoluzioni avutesi in precedenza partivano dalla fame. Oggi, gran parte del ceto medio che medio non è se messo a confronto con l'elite oligarchica, di fame non muore. Quindi la rivoluzione non la fa, anche perchè troppo legato dalla paura di perdere quel poco che possiede, nella speranza di riuscire a riscattare la propria condizione sociale, un giorno.
L'altro motivo è che con i cambiamenti culturali e l'emancipazione dei diritti universali parlare di rivoluzione oggi è a dir poco controproducente e fuori luogo. Infatti, personalmente non credo che il miglior modo di risolevvare la questione attuale sia fare la rivoluzione ammazzando la gente e rifugiandosi sui monti, magari sotto un bel palo eolico. Questo perchè semplicemente non funzionerebbe, si verrebbe scambiati per stupidi rivoluzionari anarchici pazzi e senza morale frutto dei tempi marci e si rischia il linciaccio come avvenne con lo sbarco dei mille durante l'unità di Italia, perchè non tutti sono preparati al cambiamento.
Tra l'altro con questo tipo di rivoluzione non si farebbe che dar ragione al mercato, che deve distruggere per ricostruire - la fenice che rinasce dalle proprie ceneri, appunto.
Ciò che invece proporrei, e che fantastico ogni giorno che possa accadere, è che noi tutti si smetta semplicemente di constatare lo stato delle cose e lamentarcene al bar prima di entrare in ufficio. Per non parlare invece di chi proprio non ha coscienza di ciò che vive... Il segreto è rendere l'uomo padrone di se stesso e della sua vita, fargli capire che non è il denaro o il potere a muove re le cose, ma le azioni ed il pensiero degli uomini costruiscono la Storia. Questo, più praticamente, significa che gli esseri umani devono capire che se non si va a lavoro i grandi potenti dei miei zebedei non possono fare assolutamente nulla (nel momento in cui si fa questo bisogna dare un bel calcio in culo ai sindacati che, con i loro patteggiamenti come se avessero paura di svolgere la loro funzione, sono sempre troppo diplomatici e fanno il gioco di coloro a cui devono la loro esistenza. infatti i sindacati non sono che una delle parti dell'attuale sistema). Dopo che tutti o molti dei tanti si fermano e non ricominciano a fare nulla fino a che non si ottiene ciò che si vuole (ovvero che ci venga restituita la nostra vita, il nostro tempo ed il nostro spazio, togliendolo al mercato e a chi ad esso inneggia come ad un dio) allora ci si si rimbocca le maniche e si ricomincia daccapo. L'unico problema è che tutto questo non accadrà mai.
Rispondo alle domade del forum:
riguardo le scuole di pensiero: non mi sento di optare per l'una o per l'altra. Non perchè ne intraveda una terza (che in realtà solo queste due possono al momento rappresentare i futuri plausibili), ma perchè ritengo che siamo in uno di quei difficili, pericolosi e magnifici punti nevralgici della Storia. Uno di quelli in cui un pizzico in più o in meno di qualcosa può stravolgere tutto. Uno di quei meravigliosi momenti del Tempo dove gli avvenimenti mettono alla prova l'uomo, testandone le capacità. Di conseguenza, mi piace pensare che tutto è nelle nostre mani: siamo nella posizione e nel momento storico perfetto, quello in cui tutto può succedere, quello in cui il destabilizzarsi dello status quo è lo sgambetto che il Possibile mette alla Realtà e la fa vacillare sulla corda stretta delle sue certezze. Mi affascina poter vivere questo, a dispetto di tutti i nostalgici del 68 (soprattutto quelli che, come me, non l'hanno vissuto, eppure ne parlano come se ne fossero stati i protagonisti). è uno di quei periodi della storia dell'uomo in cui l'uomo è chiamato a rispondere di se stesso, perchè ciò di cui si è servito ha terminato le scorte che fino a quel momento gli hanno concesso di vivere di rendita. è questo ciò che credo io (e tanti altri) e che penso ci sia bisogno che intuiscano tutti, ma proprio tutti, seppur non con lo stesso entusiasmo ma almeno con lo stesso senso di responsabilità.
Riguardo il futuro e come affrontarlo: bè, bella domanda. Mi comporterò di conseguenza a ciò che ne verrà, cercando di tener testa allo scoramento che potrebbe venire da ogni parte ed al vortice in cui ognuno rischia di essere risucchiato. Sempre allerta, per quel che posso e in misura alle mie possibilità, cercherò di vivere coerentemente con ciò che penso, sforzandomi di reimpossessarmi della mia vita, del mio tempo, dei miei spazi. Piccoli passi, piccole lotte, piccole azioni volte a fare la mia parte e nella speranza di convincere qualcun'altro per diventare sempre di più.
Sicuramente inizierò con il lasciare il mio lavoro (al momento mancano 10 mesi e 24 giorni alla data di sgancio prevista) perchè lo trovo inutile, aberrante, alienante e soprattutto mi sembra di essere uno dei dannati per contrappasso di Dante. Mi trasferirò da Londra (patria di questo sistema becero, che rischia la bancarotta, dove parte delle nostre tasse sta andando alla Royal Bank of Scotland & C. e non si è visto nessuno in strada incazzarsi) per andare a rifugiarmi in qualsiasi posto mi consenta di svolgere una vita autonoma, fatta del necessario ma di cui io sarò l'unico padrone che ne disporrà nel bene come nel male (per questo sto racimolando qualche spicciolo - che in un anno dovrebbe essere un bel gruzzolo, altrimenti non si fa proprio un cavolo). Dopodichè cercherò con il mio nuovo lavoro di coinvolgere il numero più elevato di persone possibile che abbiano voglia di dimostrare intorno che un altro modo di vivere c'è, esiste. Basta solo fermarsi un attimo e pensarci su. Detta così, è come non aver detto niente. Ma tutto è stato pianificato. Tutto è pronto per partire, salvo imprevisti a cui non si riesce a far fronte che potrebbero rallentare il tutto. Io DEVO fare questo, non ho altra scelta. Per me stesso ma soprattutto per chi magari mi capiterà in futuro di lasciare su questa terra. Altrimenti non ha senso. Altrimenti è un ingiustizia. Altrimenti è meglio che lasciamo tutto così com'è, e ci lascimo estinguere.
Io sono per una terza possibilità.
Da un lato "la crisi attuale, seppure drammatica, è passeggera", in quanto non riuscirà da sola a metter KO il sistema vigente. Dall'altro lato la crescita infinita è impossibile, dunque un sistema che la teorizzi non può durare per sempre. Ma non credo proprio che siamo già alla fine; ce ne vorrà ancora.
Va da sè che prima si comincia a restrutturare, meglio è. Il rischio è che, quando cominceremo, sarà già troppo tardi (ammesso che non lo sia già), e in ogni caso contrastare l'inerzia di un sistema globalizzato (e funzionante) è difficilissimo e costoso - anche in termini di vite umane.
Se dovessi puntare una scommessa, ad oggi, scommetterei sulla vittoria dell'inerzia e sul conseguente collasso (anche se, magari, non definitivo per il genere umano).
Personalmente, dal punto di vista esistenziale, se domattina l'umanità tutta scomparisse d'un tratto, non ne sarei infelice.
Gabriele che diamine...
hai tutta una vita davanti a te e ti credevo più combattivo!!
Lo so che è dura. Viviamo in contemporanea con Berlusconi leader delle folle e Benedetto XVI leader delle anime, che sparano cazzate ogni giorno pari.
Oggi il pastore tedesco ha avuto il coraggio di dire che l'utilizzo del preservativo aumenterebbe i rischi per la popolazione,
affermandolo di fronte agli stessi africani che avrebbero dovuto metterlo nel classico pentolone e farne stufato!
Anche a me non importerebbe nulla... anzi mi farebbe piacere per il pianeta che finalmente potrebbe cominciare a riprendersi dalla pestilenza umana che lo ha infestato già troppo.
Serpi topi e ragni saranno più che degni successori alla guida del pianeta.
mah...forse ci sarà solo una decimazione della popolazione umana. Sono convinto che la natura si ribellerà prima o poi, facendoci fuori quasi tutti. Sarà un giorno felice per il pianeta e forse anche per l'uomo, i sopravvissuti avranno la grande occasione di ricostruire un mondo dove l'uomo è al pari di tutte le altre entità in natura. Riparando all'enorme danno che le tre grandi MERDE (religioni) hanno fatto mettendo l'uomo al di sopra di tutto in quanto immagine di dio...speriamo che i posteri si bevano meno cazzate di noi!
...riguardo alla crisi... è troppo palese che sia l'ennesimo giochino del club dei porci per discutere di quanto sia reale o fittizia.
Forse questa volta gli è scappata un po' la mano, ma se pensiamo al 20 e al 29...per non parlare del 2001 dove per i loro sporchi affari hanno fatto fuori mezza NY e dilaniato Afganistan e Iraq.
Spero si possa partire tutti dalla base:
Non credo più a una sola parola che esca da:
- politici
- banchieri
- giornalisti
è vero, la rivoluzione non si farà mai in Italia, manca la fame, ma ci penserà il pianeta a metterci al nostro posto.
Certamente una ristrutturazione pesante di questo sistema sarebbe benvenuta, ed a parte la crisi attuale, buttare tutto con una rivoluzione totale secondo me sarebbe un peccato. Abbiamo meccanismi del nostro sistema che funzionano bene e sono un gioello per organizzazione, funzionamento ed utilitá. Certo la gente comune ha problemi, anche se devo dire che in Italia la cosa si sente molto di piú che non in altri paesi. E poi ovviamente, se anche noi tutti occidentali fossimo contenti, non é pensabile dimenticare l'80% della popolazione mondiale, spinta in basso per tenere noi in alto.
Io credo che ci sia una via che porta cambiamenti drastici, ma senza buttare il sistema, una sorta di terza via. Ai miei occhi il mercato non é da buttare, anzi, ma da correggere. Ora le multinazionali sono soggetti troppo forti, e la gente non ha modo di coalizzarsi e constrastare questo potere se non tramite la politica. Ma la politica spesso é collusa, controllata se non quando scelta da altri poteri.
I punti cardine per me sono due:
- il motore di queste multinazionali e del sistema tutto, il sistema monetario. Le banche devono essere estromesse dal sistema di controllo. La gente deve smettere di perdere tempo con il "signoraggio", sprecando energie contro un vero e proprio mulino a vento. Non é da li che le banche prendono i soldi ed il potere, gli basta ed avanza avere organi di controllo controllati da loro stesse, se non al 100% sicuramente in modo molto pesante e poi gli basta decidere in modo troppo libero la politica monetaria.
- a fronte di grandi ditte, se non multinazionali, la popolazione deve avaere un intermediario per dialogare con loro. Gli abusi sono clamorosi e di conseguenza la deviazione del mercato. Queste multinazionali possono fare profitti facili anche perché combattono tante battagli golia contro davide. Vere associazioni di cittadini che curano gli interessi e si mettono nel mezzo fra popolazione e aziende, renderebbe la vita migliore per la gente e il mercato piú equo. Queste multinazionali sanno che possono fare quello che vogliono e questo le porta a osare qualsiasi cosa. Dal violare i contratti con i clienti con 1000 truffe, all'andare nel secondo/terzo/quarto mondo a corrompere qualche governo per avere 30.000 ex contadini che lavorano per loro sottocosto come schiavi (la Nike una voltá pago per 15 mesi di lavoro ad un CEO, una buona uscita uguale a quello che in quel periodo la stessa Nike avrebbe pagato a 14.000 dipendenti in 19 anni in oriente). 500.000 clienti rappresentati da un'associazione, fanno cambiare le politiche delle aziende, 500.000 cittadini anche informati che mostrano disprezzo per politiche negative non hanno lo stesso effetto.
Non vorrei essere semplicistico, ma questo sistema si puó cambiare da dentro, vedo esempi fantastici di idee e inventiva per creare valore vero, e poi magari anche incassi veri, da parte di gente con le idee e con la voglia di fare. Purtroppo c'é chi punta al profitto in modo diverso, e secondo me é sul profitto che bisogna agire. Vanno inseriti dei meccanismi che toccano il profitto quando si va nelle direzioni sbagliate. Per me l'unico modo é esercitare la protesta di consumatori con una voce sola, oppure poche ma forti voci.
Se questo sistema é sopravvissuto ad altri ed ha portato ad uno sviluppo come quello che abbiamo, un motivo c'é. Ovviamente ha anche portato a calpestare tutti gli altri, per poter sfruttare le loro risorse a nostro vantaggio, ma perché non indagare sui meccanismi che hanno portato i benefici, per mantenerli e promuoverli, e separare questo dalla brama di denaro che é quella che poi porta alle diseguaglianze cosi clamorose che ci sono in giro per il mondo.
L'essere umano ha bisogno di sentire che le cose migliorano o cambiano, un pó per sé, un pó per i propri figli, si sappia cogliere cosa di questo sistema ha accarezzato e ci ha fatto contenti da questo punto di vista, e si provi a separare questo dal resto.
Di sicuro servirá tanto tempo, per me una rivoluzione ha molte ma molte probabilitá di portare ad un peggioramento, non solo nel breve termine, male minore, ma anche nel lungo termine. Gli umili ed i miti sono il motore dell'umanitá e solitamente non sono loro a decidere in caso di grandi e bruschi movimenti sociali.
Simone.
Credo, forse ingenuamente, che uno dei gangli nevralgici del sistema finanziario stia rastrellando immense quantità di denaro per creare della massa critica, per me trattasi di una spinta mondialista che tenta di partorire colossali giganti in grado di schiacciare i soggetti economici di medie e piccole dimensione locale, di fatto maggiormente esposti alla crisi. Mi puzza tanto di piano da piani alti, di gente insomma che può sbirciare bene tutte le carte disposte sul tavolo e distribuite ad ogni giocatore, dunque opto per l'ipotesi A. Tuttavia ne ribalterei la prospettiva mettendo il focus non sul "noi" che ne subiamo le conseguenze, ma sul chi sta attivandosi da parecchi decenni per raggiungere tale "potenziamento", insomma un soggetto ben conscio di quale fosse l'ovvia conseguenza di fragili bolle di sapone gonfiate come mongolfiere.
A questa risponderei aleatoriamente con un buon volo pindarico basato strettamente sulla seconda ipotesi (B) più catastrofica. Dunque farei di tutto per evacuare dalle zone economicamente coinvolte, magari emigrando verso zone a bassa densità abitativa (minori rischi di coinvolgimenti bellici ed anche maggiori opportunità) ma ad alta densità in termini di risorse (maggiori opportunità di far saltar fuori una pagnotta). Un buon compromesso potrebbe essere l'Australia o il Canada, e forse anche la Nuova Zelanda o l'Argentina. Ovviamente la seconda ipotesi per me contempla automaticamente un gravissimo conflitto mondiale... e non per ultimo la prima ipotesi non esclude comunque la seconda come diretta conseguenza
P.S.
Dimenticavo che senza dare tinte fosche al futuro, qui nel nostro paese tra meno di 10 anni saremo grosso modo 40 lavoratori e 60 pensionati su 100 cittadini, dei cui 40 occupati una decina con posto "fisso", ed una buona trentina con posto "volante" (tra cui immigrati comunitari ed extraeuropei a rotazione), ma se questo è un buon futuro non sta a me dirlo