Prima Pagina - Riunione di redazione - Biblioteca Ribelle - Opinioni dai Lettori - Audio - Video - Quotidiano on-line (abb) - Mensile On-Line (abb) - Archivio Massimo Fini (abb)

Focus economia

Prendiamo spunto da una email di una lettrice per aprire un nuovo Focus di redazione (il quale sarà discusso, tra le altre cose, nella prossima puntata di The Ghost of Tom Joad, lunedì 23 febbraio in diretta su RadioAlzoZero).

Gli interventi dei governi "occidentali" vi sembrano corretti per affrontare la crisi del nostro sistema di sviluppo?

E se no: cosa prevedete che accadrà nel prossimo, non troppo lontano, futuro?

Comincio io, butto giù un paio di cosette:

scrivo un tema ed il tema è mediocre. Non solo, ma è anche pieno di errori grammaticali e di lessico, tanto da essere quasi incomprensibile; tanto che chi lo leggesse faticherebbe addirittura a coglierne la mediocrità.

Ho 2 possibilità: ne faccio carta straccia e ne scrivo un altro, diverso. Oppure correggo la grammatica rendendolo leggibile, preparandomi a difenderlo tramite la dialettica da eventuali accuse di mediocrità.

Mutatis mutandis, gli "interventi dei governi occidentali" sul sistema finanziario globale e macroeconomico (generalizzando un po') servono a correggerne la grammatica. Tali correzioni, poi, a loro volta, possono non essere le migliori: a volte si limitano a far sì che il testo sia comprensibile senza donargli particolari meriti letterari.

Ma non è questo il punto. Il punto è che, non potendoci permettere di rimanere senza un tema finito, concluso, neanche per un minuto (almeno nel breve termine) non ci rimane che modificare il vecchio tema rinunciando a svilupparne, per ora, uno completamente nuovo.

Nella sostanza, siamo costretti a poter sviluppare un nuovo tema solo proteggendoci mediante la "ruota di scorta", cioè il tema vecchio reso quantomeno leggibile. Primo, perchè non possiamo permetterci di rischiare di bucare senza almeno un ruotino. Secondo, perchè la nostra auto non può mai rimanere senza una ruota, neanche per un secondo.

Quindi, per rispondere alle domande:

-Gli interventi sono corretti (per rendere leggibile il vecchio tema)?
Alcuni sì, alcuni no; perchè sono tanti, diversi, e non c'è un Governo mondiale ma tanti Stati diversi non sempre armonici nelle scelte.

-Gli interventi sono corretti (per redigere il nuovo tema)?
No, poichè tutti sono impegnati a correggere il vecchio. (Giustamente. Per ora.)

-Cosa prevedete accadrà?
Il vecchio tema verrà rattoppato e reso leggibile, ma lo studente difficilmente riuscirà a raggiungere con quello una piena sufficienza.
Tuttavia la svogliatezza di scrivere un tema nuovo, magari per accaparrarsi solo un 6,5 al posto di un 5,5, prevarrà, e lo studente si accontenterà del solo rattoppo.
Non curandosi (almeno non prima dell'ultimo quadrimestre) del fatto che quel 5,5 potrebbe costargli la promozione.

A voi.

febbraio 18, 2009 | Registered CommenterGabriele Buogo Andreella

Ottimo!
grazie, come inizio della discussione va benissimo.

red

febbraio 18, 2009 | Registered Commenter[Redazione]

Io alla metafora azzeccatissima di Gabriele aggiungerei un'altra opzione tra le cose che possono accadere:

Ci si accorge che ci sono errori grammaticali e della mediocrita' del testo e, anziche' concentrare le proprie energie nel fare quel che si puo' per renderlo migliore, per aggiustarlo, ci si inventa che in realta' quelli non sono errori grammaticali ma neologismi di una naturale evluzione della lingua e che in realta' non v'e' mediocrita' perche' fino a prova contraria cio' che si definisce mediocre e' il miglior tema che sia mai stato scritto, visto che continuano a leggerlo ed a riscriverlo tutti. Perche' non dobbiamo dimenticarci che il "corretto" ed il "correttore" sono la stessa persona che se un giorno decide che perche' si scrive con la kappa, non e' segno di mediocrita' e va bene cosi', allora tutti si dimenticheranno di quando scrivevano perche' con la acca.

Viviamo in un sistema che e' autoreferenziale e, attraverso questa autoreferenzialita', si nutre e vive alimentandosi di se stesso in un processo autopoietico che, temo, non puo' essere interrotto attraverso un passaggio graduale verso un altro sistema. Non e' possibile escludere il presente sistema tenendolo come ruotino di scorta mentre se ne pensa un altro (che di altri sistemi pensati ce ne sono a bizzeffe, in realta'. c'e' solo da metterli in atto): il rischio che questo ricresca ed inghiotta tutto il resto e' troppo elevato. E poi gli uomini sono troppo pigri, come hai proprio detto tu Gabriele, per ripartire da zero tenendo a portata di mano qualcosa che gia' esiste.

Anche io ho 3 previsioni:

1 (realista/elevata probabilita')- assolutamente nulla: noi tutti indicheremo solo uno dei picchi piu' bassi nella curva della storia economica del pianeta. Rimetteranno tutto in sesto e, se necessario, creeranno nuove regole del gioco per continuare a giocare, mentre noi giochiamo con facebook a fare i cosmopoliti e a dare libero sfogo al nostro egocentrismo vuoyeristico e guardando il grande fratello. Per quanto riguarda il chi determinera' queste regole, beh: si sta gia' combattendo per ottenere il vincitore da molti molti anni, ed oggi piu' che mai. Piu' o meno quello che ha detto Gabriele.

2 (romantico/apocalittico/io voglio questo) - un insieme di persone (intellettuali, politici, gente comune) si unira' alla lista dei partecipanti al gioco cercando di far valere le loro regole, le quali verranno puntualmente smentite e scartate (solo per una questione di potere economico). Alle guerre gia' presenti se ne aggiungeranno altre: quelle per un nuovo sistema, quelle civili, quelle che non sono che lotta alla disperazione. Alla fine di questo caos generale, che coinvolgera' l'intero pianeta (perche' non e' solo l'economia ad essere globale), ci sara' qualcuno che l'avra scampata. Chi, lo sapranno i posteri.

3 (ironica ma neanche tanto) - un gruppo di scienziati clonano chavez sotto il suo stesso ordine e tutti lo avranno come capo dello stato. E poi chissa' se ci andra' peggio o meglio vista la sua discreta pazzia.

Come sempre nella storia (e il "bello" e' anche questo) c'e' sempre un punto interrogativo enorme per quanto ci si sforzi di fare accurate previsione che non tengono in considerazione tutto. E come sempre, purtroppo, ad un grande cambiamento degli assetti si antepone una guerra.

Stammattina sono un po' pessimista...

a chi tocca ora? :)

febbraio 18, 2009 | Registered CommenterLuigi Bosco

Quello che emerge da questa crisi secondo me è l'incapacità (o lo scarso coraggio) dei Governi occidentali di cambiare radicalmente l'attuale modello. Tutti adottano misure che mirano semplicemente a rimettere l'auto in strada senza rendersi conto che la strada è piena di buchi e dissestata e che, quindi, l'auto potrà nuovamente uscire di strada presto o tardi; senza rendersi conto che è necessario mettere l'auto su una strada diversa per portarla a destinazione.
Questo emerge chiaramente anche dalle campagne elettorali italiane e straniere. Non c'è nessuno che si presenti come alternativa e che non voglia semplicemente limitarsi a governare l'esistente e a governare magari anche secondo gli stessi principi portati in campo dall'avversario politico, facendo soltanto "meglio" dell'altro.
Nel futuro non molto lontano, se non si cambia la strada su cui dovrà viaggiare l'auto e cioè se non si cambia il modello di sviluppo, difficilmente si arriverà a destinazione, difficilmente potremo parlare di buona qualità della vita, di buona istruzione e di buona salute, che poi sono tutti aspetti strettamente legati all'economia anche se in modo inversamente proporzionale. Ecco, bisognerebbe mantenere questa inversa proporzionalità per cui meno l'economia è al centro dell'azione dei governi (almeno avendo, questi, come target la crescita infinita e il voler a tutti i costi aumentare quello che si chiama PIL), più valore avranno tutti questi altri aspetti.
Saluti
dc

Per la redazione: E' stata inserita una data sbagliata all'inizio del focus, ricordando il prossimo appuntamento con "The Ghost of Tom Joad". Andrebbe corretta con 23 Febbraio.

febbraio 18, 2009 | Registered CommenterDavide Colaiocco

mi viene in mente anche un'altra metafora che puo' aggiungere colore alla situazione in cui ci ritroviamo. Credo che i governi occidentali siano in impasse sotto due profili: nei confronti gli uni degli altri e rispetto ai governi non occidentali.

Nel primo caso sono come due bimbi che si attaccano con la fionda: anche se vorrebero smettere di giocare con la fionda, non lo fanno per paura che quando si deponga l'arma l'altro non segua nello stesso gesto e si venga sopraffatti. E' complicato dire ad un convegno generale di tutti gli stati: ok, da oggi tutti deponiamo le fionde? io credo di si.

Nel secondo caso, ci sono degli altri bambini che fino a qualche tempo fa la fionda non la avevano e che ora si ritrovano ad avere la stessa fionda, nuova, brillante, oliata mentre la nostra s'e' rotta. Abbandonare la fionda per un altro giochino rischierebbe di farci soccombere ad una rivincita giustamente spietata di chi la fionda l'ha nuova.

Non so se il linguaggio sia opportuno in questo contesto, ma mi vien da dire che siamo nella merda fino al collo.

febbraio 18, 2009 | Registered CommenterLuigi Bosco

IO di economia ne so tanto poco quanto nulla. Pero' prendendo spunto da una riflessione emersa ieri durante le puntata di The Ghost of Tom Joad, scrivo un'altra previsione da aggiungere alla lista.

Si parla di protezionismo. Come giustamente Lo Monaco diceva nella trasmissione, il protezionismo e' una "mossa" che mira alla difesa del mercatismo e che non puo' essere interpretata come un cambiamento del sistema vigente. E' anche vero pero' che se determinati avvenimenti si riesce a guidarli si possono raggiungere risultati insperati. Magari sto utilizzando troppo l'immaginazione, pero' potrebbe accadere che dal protezionismo scaturisca, come gia' sta avvenendo, un forte sentimento di identita' nazionale. All'interno della nazione stessa, il sentimento di appartenenza nazionale si restringe a gruppi piu' ristretti, dove io sono il terrone e qualche altro il polentone, per esempio. Dal punto di vista mercatistico, si tendera' all'acquisto di merci autoprodotte ed il protezionismo politico chiuidera' il passaggio ora ampiamente facilitato alle merci estere. Lo stesso avverra' per noi. Quindi magari ci saranno cose che verranno a mancare. O magari cose che avreanno un prezzo proibitivo o che si decidera' di non acquistare perche' "estere". Si iniziera' a rinunciare ad alcune cose. Sempre copntinuando a fantasticare mondi meravigliosi, tutto questo ha dei risvolti anche sul piano individuale, ovviamente. E puo' avere conseguenze negativissime (xenofobia, razzismo, aggressivita', corsa alle risorse a tutti i costi) o puo' tutto essere veicolato verso altri fini (restringimento dello stato nazionale a quello regionale e poi a quello comunitario, riduzione del consumo e quindi della produzione all'essenziale) con tutte le conseguenze che possono derivarne.

Ho detto un sacco di castronerie? sono troppo fantasioso? giuro che non ho fumato nulla :), sono a produrre...ehm, a lavoro.

febbraio 24, 2009 | Registered CommenterLuigi Bosco

Ciao cari redattori, a quando un nuovo focus interessante da commentare e riascoltare?

febbraio 24, 2009 | Registered CommenterDante Cosentino

presto,
promesso

red

febbraio 24, 2009 | Registered Commenter[Redazione]

Condivido le analisi e le metafore di Gabriele e Luigi, la situazione è quella. Se volete sapere la mia, io credo che non bisognerà aspettarsi dei cambiamenti radicali; quello che dice Gabriele rende perfettamente quello che penso: "Nella sostanza, siamo costretti a poter sviluppare un nuovo tema solo proteggendoci mediante la "ruota di scorta", cioè il tema vecchio reso quantomeno leggibile. Primo, perchè non possiamo permetterci di rischiare di bucare senza almeno un ruotino. Secondo, perchè la nostra auto non può mai rimanere senza una ruota, neanche per un secondo." A questo proposito io mi vado convincendo che Obama e gli Stati Uniti avranno un ruolo fondamentale nello "sviluppare un nuovo tema dopo aver reso almeno leggibile il vecchio". Oggi ho letto un bell'articolo di Zucconi sul discorso di Obama al Parlamento americano e penso che se gli Stati Uniti riusciranno ad andare nella direzione che Obama indica, questo avrà una grossa influenza, come è sempre stato, sul resto del mondo. Io spero che succederà, perchè a mio avviso, il problema non è neanche questo nostro sistema che auspica una "crescita senza limiti". Il problema è in che cosa cresci. Se cresci in servizi, ricerca, diritti umani, risparmio, cultura, energia pulita, istruzione, industria pulita, rispetto per l'ambiente, e chi più ne ha più ne metta, non c'è niente di male, anzi. La naturale propensione dell'Uomo verso una sempre maggiore prosperità deve essere indirizzata verso i giusti obbiettivi, individuati da una politica che non sia miope e che sia capace di "pensare". È questo il punto. Ora, Obama dice di voler "crescere" proprio in molte delle aree che ho indicato prima. Io aspetto di vedere se tradurrà le parole in fatti. Ma un'America che riuscisse a riprendersi la leadership mondiale fondandola sul tipo di crescita di cui Obama parla, sarebbe il meglio che potremmo augurarci. Questo lo dico molto realisticamente. Io comunque, visti i chiari di luna, se succedesse almeno questo, sarei già contento. Cordialmente.

febbraio 26, 2009 | Registered CommenterEnrico Calandrelli

Dall'alto della mia estrema ignoranza in materie economiche oso comunque supporre che il grosso della crisi abbia ancora da venire, soprattutto nel prossimo decennio per paesi europei come il nostro in cui la famigerata spesa pensionistica (invenzione di un fascismo mosso dal capitale che necessitava di masse rabbonite) dopo il 2020 diverrà critica, se non finanziariamente insostenibile.

Soprattutto dopo l'odierna crisi dei mercati finanziari sono sicuro che molti cittadini di serie Z, come il sottoscritto, rimarranno comunque ben lontani da tali strumenti di arricchimento, ma suppongo che anche tra i molti cittadini di serie B vi sarà tale tendenza, e e tra questi si sa che per anni le multinazionali hanno coltivato forti appetiti per appropriarsi delle loro risorse previdenziali rimettendole sull'ingordo campo finanziario.

Per questo motivo qualsiasi accorgimento strutturale non farà altro che rimescolare la stessa minestra composta dai sotterfugi finanziari che fino ad oggi sono stati messi in piedi, ed il mercato, mancando di vocazione per sua stessa vocazione, riporterà nuovamente alla stessa drammatica crisi dei giorni odierni, ma probabilmente in termini maggiormente disastrosi.

Dunque credo proprio sarà molto difficile conciliare un liberismo (ma meglio sarebbe definirlo un banditismo per ora non abbastanza ardito dall'usare pistole) che richiede ai lavoratori di vivere alla giornata e fornire al contempo
1) una forza lavoro (minore nei numeri) necessaria a coprire l'esercito di futuri pensionati
2) una spesa consumistica mirata a sostenere bisogni da periodi di vacche grasse

Insomma, ci siamo tutti dentro fino al collo, e ho il grave timore che solo con il ritorno alla al servaggio questo sistema oligarchico salverà sè stesso dalla sua ingloriosa fine, tanto che le oligarchie borghesi di fatto costituiscono da ormai un secolo delle immutabili aristocrazie che hanno ucciso la loro stessa creatura liberale, tanto che quell'originale spirito liberale è morto e sepolto dallo stesso momento in cui questi si sono impadroniti del peggiore dei sistemi civili, appunto quello democratico che lascia spazio non ad un unico tiranno ma ad un idra dalle mille teste.

marzo 12, 2009 | Registered CommenterFrancesco Valle
Per intervenire devi essere registrato al sito
Per poter commentare devi essere registrato al sito. Vai al form registrazione nella homepage del sito. È gratuito. Nota bene: registrarsi al sito offre la possibilità di commentare, ma per poter leggere La Voce del Ribelle in edizione On-Line e accedere all'archivio degli editoriali di Massimo Fini e al Filo Diretto con lui, devi essere abbonato, operazione che puoi fare attraverso la pagina relativa.