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Gli Apoti: la televisione di Costanzo è in crisi. Affondiamola (archivio Fini: per abbonati)

L'Indipendente del 01 gennaio 1996

 

Non siamo così ubriachi di noi stessi da pensare che il nostro Manifesto degli Apoti contro lo strapotere degli showmen abbia qualcosa a che fare con la drastica riduzione degli ascolti della trasmissione di Michele Santoro (meno un milione) e le difficoltà che sta attraversando il Maurizio Costanzo Show. Crediamo però di aver toccato u nervo scoperto, di avere colto una diffusa insofferenza che serpeggia per l’invadenza del mezzo televisivo.

La Tv sta cannibalizzando tutto, i giornali, i libri, il cinema, il teatro, il cabaret e ogni altra forma di spettacolo. Scrittori, giornalisti, attori, registi sono costretti a fare un’umiliante questua per mendicare una presenza, una comparsata, altrimenti non esistono, non contano. Gli showmen sono diventati arbitri del successo di un libro, di u film, di un attore, creano dal niente personaggi che poi si riproducono per partenogenesi televisiva (gente senza nessuna gavetta, preparazione, scuola e quindi capacità, si pensi alla lunga schiera dei “figli” di Arbore, alle Laurite, ai Frassica, ai Pazzaglia, ai De Crescenzo oppure alla Falchi, alle Tagli, agli Gnocchi, ai Giobbe Covatta). Ma soprattutto dettano, come scrivevamo nelManifesto, le categorie mentali, etiche, culturali o, piuttosto, subculturali, cui si uniforma l’opinione pubblica. Si chiamino Costanzo, Santoro, Baudo, Magalli o la revenant Carrà sono, chi con minore chi con maggiore impudicizia, i nuovi “maître à penser”. (...)

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