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Ronde? Sì, lo Stato ha fallito

Che le ronde di partito richiamino sinistri ricordi che sarebbe ora di archiviare una volta per tutte, può essere anche vero (ma non esageriamo: le camicie verdi girano disarmate, le camicie nere manganellavano e uccidevano). Ed è verissimo che abbiano lo stesso, debolissimo valore deterrente di un nonno vigile o, come dice il ministro La Russa, di «un lattaio che se vede un reato chiama la polizia». La politica - dalla Lega che ha lanciato l’idea agli emuli di destra, e ora anche di sinistra, che l’hanno copiata - cavalca ossessivamente la “sicurezza” per un semplice, banale motivo: destare un clima permanente di insicurezza sfruttabile per gonfiare il petto e suonare le fanfare della caccia ai delinquenti, in genere identificati con gli scarti di quell’immigrazione selvaggia che loro stessi, i politicanti parolai, hanno lasciato a sé stessa. 

Eppure c’è dell’altro. La percezione d’insicurezza diffusa fra la gente è un fatto. D’accordo: dati alla mano, un fatto ingigantito e strumentalizzato finché si vuole, coi media come al solito colpevoli di allarmismo. Ma esiste. Ed esiste e nel subconscio collettivo si fa avanti la consapevolezza che lo Stato non è in grado di salvaguardare il diritto alla tranquillità. Ora, lo Stato in teoria dovremmo essere noi, noi cittadini. Ma questa è solo, appunto, teoria. Se lo Stato lascia che piazze, parchi e interi quartieri passino sotto la legge del pugno e del coltello di pochi bravi della malavita di basso rango (spacciatori, magnaccia, bande di giovani nullafacenti, spesso italiani, dediti allo stupro e alle aggressioni per noia), i cittadini che gradirebbero solo un po’ di serenità e decenza avvertono allora un impulso sacrosanto: fare da sé. Sostituirsi allo Stato, sempre meno “nostro”, sempre più lontano e nemico. 

In altre parole, se il “senatus” non sa garantire standard di decoro e ordine pubblico, il “populus” pensa bene di garantirseli da solo. Perché quando si legge che le forze di polizia non hanno nemmeno di che pagare la benzina con cui far partire le volanti, al signor Rossi, quotidianamente alle prese con un porcile di ubriaconi e prostitute sotto casa, viene l’istinto di organizzarsi coi propri vicini e riconquistare ciò che è suo: il territorio in cui abita. E qui c’è il germe sano di una giusta rivolta: se lo Stato ha fallito, noi cittadini diventiamo noi stessi, in prima persona, lo Stato. Scendiamo in strada e ci autogoverniamo. Attenzione: facendo rispettare la Legge, quella stessa Legge che le autorità, ormai delegittimate, non riescono o non vogliono tutelare perché imbelli o perché, così facendo, vi trovano uno squallido tornaconto elettorale. 

Alessio Mannino

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RASSEGNA STAMPA DEL 21/02/2009