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Lo stupore di Napolitano sullo stato dei giovani in Italia

di Sara Santolini

Napolitano, se non altro, passerà alla storia per le dichiarazioni falsamente stupite che ogni tanto fa al microfono o alla penna di qualche giornalista pronto a spacciarle come perle di saggezza. 

Stavolta si è trattato di un messaggio scritto inviato alla VI Conferenza Internazionale della Comunicazione Sociale in corso a Milano in questi giorni. In questo Napolitano afferma che "Non può non preoccupare quel tanto di disincanto e di distacco dalla vita sociale che l'indagine segnala tra i giovani. Ma, insieme alle inquietudini del presente, altrettanto forte risulta l'ansia di cambiamento, su cui si può fare leva per valorizzare le energie più fresche e dinamiche del Paese" e che "dalla riflessione su quanto emerso dalla ricerca qualitativa condotta nelle Università italiane sulle attitudini, le capacità e le speranze dei giovani possano emergere indicazioni utili per cogliere sempre più, anche attraverso appropriati strumenti di comunicazione, le aspettative di realizzazione delle nuove generazioni". 

Dunque l'ultima preoccupazione del Presidente della Repubblica è il disincanto e il distacco dalla vita sociale dei giovani italiani. Questi, definiti da Napolitano "risorsa preziosa", evidentemente traggono il loro disincanto dall'esperienza e proprio in base a questa credono che "l'ansia del cambiamento", in un'Italia immobile e senile come quella di oggi - in cui, tanto per fare un esempio esemplare, i membri del Parlamento hanno un'età media di 54 anni - difficilmente troverà sfogo e soprattutto non la troverà entro i confini nazionali. 

Le aspettative di realizzazione delle nuove generazioni, infatti, non hanno praticamente quasi nessuna possibilità di essere soddisfatte. Non si tratta di essere pessimisti: è lo stesso Stato a dare questo segnale. Non fosse altro - senza contare le notizie sul lavoro precario, i contratti, l'assistenza e sulla pensione che non avranno mai - perché il Ministro del Lavoro lo ha detto loro chiaramente. Poco più di un mese fa, infatti, Sacconi ha indorato la pillola per tutti quei giovani che non trovano lavoro: "Dovete accettare qualunque lavoro, purché regolare" ha detto, "nell'attesa del lavoro che sognate".  Il che si traduce più o meno in un appello a sacrificarsi, purché si possano pagare le tasse allo Stato, in attesa di un futuro migliore che, dati gli ultimi segnali, presumibilmente non arriverà mai. E i giovani si sacrificano, non per uno Stato che non è capace di sostenerli, ma per se stessi. Si sono moltiplicati infatti i casi di giovani laureati che lavorano nei call center per 400€ al mese, che risparmiano all'osso pur di potersi dare un'opportunità di impresa personale, che si spostano all'estero per lavorare in quei settori maggiormente penalizzati dai tagli, che accettano lavori stagionali e stringono i denti in attesa di riuscire a costruirsi un futuro diverso.  

Dunque più che "preoccuparsi" - o fingere di farlo - Giorgio Napolitano dovrebbe semplicemente constatare che disincanto e distacco non sono che conseguenze naturali della situazione politica ed economica di questo Paese. Cosa ci si aspetta dalle nuove generazioni - che vedono il futuro in mano a quegli stessi soggetti che ne hanno ipotecato il presente senza nessuna possibilità di riscatto?

Sara Santolini

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