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Giovani scrittori si preparano ad essere gli intellettuali di domani: ma promettono male

di Ferdinando Menconi

Nel corso della rassegna sulla microeditoria di Chiari (Brescia), Michela Murgia, la giovane vincitrice del Campiello 2010 con Accabadora, edito dal noto micoreditore Einuadi, ha anticipato alcuni temi del suo pamphlet socio-teologico Ave Mary, in uscita nei prossimi mesi sempre per Einaudi: cosa ci facesse un autore Einaudi alla rassegna della microeditoria è il primo mistero socioteologico.

Ma il principale mistero socioteologico non è tanto come mai i grandi editori occupino anche i pochi spazi dedicati alla microeditoria, ma come mai Einaudi pubblichi un’autrice che, stando alle sue stesse anticipazioni come riportate dal Corsera che le dà ampio spazio, ha delle intuizioni così innovative come: “la prima civiltà dell'immagine è il Cristianesimo perché, dovendo inizialmente proporsi a una popolazione di analfabeti che capivano solo disegni, ha generato opere d'arte meravigliose.”.

La seconda parte è di per sé corretta, anche se non capiamo la portata innovativa di questa ovvietà, almeno per chi abbia superato l’analfabetismo e visitato una chiesa affrescata accompagnato da una guida qualunque. La parte iniziale dell’asserto, “la prima civiltà dell'immagine è il Cristianesimo”, invece, dimostra solo che la giovine intellettuale ha veramente scarsa dimestichezza con la cultura classica e che, almeno apparentementemente, non solo non ha mai sentito parlare del Pergamon Museum, dove sono conservati degli splendidi  fregi che ricordano la vittoria dei greci sui galati, ma che neppure ha mai visto l’Ara Pacis Augustae. Non pretendiamo poi che conosca l’opera di propaganda con cui Ramses millanta la vittoria mai ottenuta sugli ittiti a Kadesh, lì sarebbe veramente chiedere troppo, anche a chi ha pretese di spiegarci le cose in un pamphlet socio-teologico.

Già gli antichi raccontavano per immagini e, greci e romani sugli altri, lo facevano in maniera eccelsa, la primazia del cristianesimo è quindi un falso, nonostante questo abbia prodotto opere d’arte di un valore che va ben oltre il loro significato “narrativo”. Ma è sui significati e le ricadute che la nostra autrice supera se stessa: quando  riflette sulla “scomodità di essere donna” e sugli “obblighi” che da questo discendono, in primis quello di “essere sempre bellissime, esteticamente sostenibili”. Dopo “l’ecosostenibile” adesso abbiamo anche “l’esteticosostenibile”.

La Murgia sostiene che “l’esteticosostenibile” non è un portato moderno, ma che ha radici antiche, e ciò è anche condivisibile, ma si perde quando lo fa risalire al fatto che ciò è perché “il Cristo morto ha 33 anni per la tradizione, 37 per gli storici, e dovrebbe stare in braccio a una donna di almeno cinquanta. Maria invece ne ha sedici, è un'adolescente che tiene in braccio un adulto morto”. La Murgia, pur riconoscendo che si tratta di esigenze teologiche - verrebbe da domandarsi quali, ma non essendo teologi cristiani ci asteniamo dall’approfondire - arriva a sostenere che questo sia il momento iniziale in cui si dà valore a un’estetica del corpo che vincola ancora, e in misura maggiore che in passato, la donna.

Forse, più che alla Pietà, la Murgia avrebbe fatto meglio a risalire fino alla Venere di Milo, peraltro molto più discinta ed erotica della Madonna, e pensare al culto greco della bellezza, che peraltro vincolava anche gli uomini ed arrivava fin quasi ad assurgere a valore morale. Non a caso gli uomini si salutavano indirizzandosi dei reciproci kallistos, usanza ancora residua in alcune zone d’Italia, quali il savonese, anche se sostituito da un italico: bell’uomo. Valore etico quello greco, ma, per non confonderlo col velinume odierno, è il caso di precisarlo citando Saffo quando scrive: “Chi è bello non è bello che il tempo di guardarlo, chi è nobile sarà subito anche bello”.

In conclusione evitare il pamphlet socio-teologico Ave Mary, edito dal microeditore Einaudi, sarà facile, ma temiamo che in prossimo futuro non sarà possibile evitare questa nidiata di intellettuali in erba: saranno loro a fare opinione su giornali e talk show e, viste queste premesse, ci ritroveremo a rimpiangere i bei tempi che in tivvù c’erano i monologhi di Saviano e le ardite banalità degli intellettuali organici ai salotti e ai mulini.

 

Ferdinando Menconi

 

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