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Adios España? O adios Italia?

Nel crollo delle economie continentali, dalla Grecia in poi, la speculazione internazionale c’entra eccome, ma non deve essere assunta come alibi per i guasti pregressi 

di Davide Stasi

La crisi si aggira per l’Europa. La Grecia è già schiantata al suolo, l’Irlanda è ancora in caduta libera, zavorrata da 300 mila case invendute e da milioni di crediti inesigibili collegati. Il tutto mentre le autorità monetarie e finanziarie internazionali consigliano misericordiosamente al Portogallo, con un piede già nel baratro e l’altro su una buccia di banana, di suicidarsi accettando preventivamente i loro “aiuti”. È solo una questione di tempi. E di turni. Chi sarà il prossimo? All’appello dei PIIGS mancano solo, di fatto, Spagna e Italia. E mentre la crisi, ossia più concretamente gli speculatori che investono sulla vita e sulla morte dei paesi e dei popoli, fa la conta tra l’uno e l’altro, i due sopravvissuti si difendono come possono.

In Italia, Berlusconi e i suoi rispolverano la tesi della “congiura” per preparare il terreno al disastro prossimo venturo, sperando che l’alibi regga e il crollo generale non li travolga. In Spagna, dove le élite di potere non sono degenerate ai livelli nostrani, si reagisce invece cercando di contrastare l’umore negativo imperante sul suo conto. José Luis Malo de Molina, direttore generale della Banca di Spagna, ha speso parole accorate, in questo senso, sostenendo che la diffidenza dei mercati potrebbe causare alla Spagna numerose difficoltà nel reperire i finanziamenti necessari per resistere alla crisi.

«Nella situazione attuale», ha precisato, «ciò che si è prodotto è che, nonostante il nostro sistema non presenti alcuno degli elementi di fragilità che caratterizzano altri Stati europei, la semplice paura mostrata dai mercati rischia di compromettere la capacità di intercettare capitali». Insomma, la Spagna è diversa, più solida di Grecia, Irlanda e Portogallo, quindi non ha nulla da temere. La stessa sicumera che si esibiva proprio in Grecia, Irlanda e Portogallo, e che ora si sfoggia in Spagna e Italia. Il ringhio di un cane che si fa aggressivo per paura. O l’agitarsi spaventato della gallina quando sente che stanno per tirarle il collo.

La congiura internazionale ad opera di forze misteriose, sbandierata pateticamente dai vertici italiani del Pdl, in bocca al dirigente spagnolo diventa una suggestione collettiva. Dialetticamente più dignitosa, ma ugualmente approssimativa: «quando si instaura un tale meccanismo di sospetti, non si tiene più conto delle differenze esistenti tra i vari Paesi che possono presentare problemi. Il rischio è quindi che ci si trovi ad avere a che fare con “profezie autorealizzanti”». Non si dà pace de Molina. Non vuole che il suo paese venga messo nel calderone dei PIIGS, non vuole nemmeno che lo si pensi. Quasi portasse sfortuna. Ma non sono suggestione le misure restrittive sull’economia adottate dal governo Zapatero per rassicurare, senza successo, i mercati. E nemmeno le conseguenti proteste dei cittadini e il loro crescente disagio, né le sempre maggiori difficoltà iberiche nel reperire risorse a livello internazionale.

Le proteste di de Molina, e non è un caso, si sono levate alte e lamentose il giorno dopo la pubblicazione da parte dell’agenzia Bloomberg dei dati sul settore immobiliare spagnolo. Ad oggi le banche spagnole sono esposte su mutui e finanziamenti all’edilizia per 181 miliardi di euro. E le case già pignorate ammontano a 100 mila, con altre 280 mila in via di pignoramento, causa insolvenza degli aspiranti proprietari. Risultato? Dal 2007 a oggi il valore delle case in Spagna, causa eccesso di offerta, è sceso quasi del 23%. Il trend previsto comporterà un ulteriore calo del 20%. In sostanza le banche si troveranno nel 2011 a pignorare case che avranno un valore decisamente inferiore a quello per cui ne avevano finanziato l’acquisto. In parole povere: il sistema creditizio spagnolo presenta buchi da capogiro, destinati a diventare voragini.

E allora dove sta la differenza con gli altri paesi già schiantati o in ginocchio? La situazione spagnola sembra angosciosamente simile a quella irlandese, non trova señor de Molina? Forse è come dice lei, pura autosuggestione, una voce infondata che inquina i mercati, ma a ben vedere pare proprio che la Spagna porti dentro sé la stessa patologia dell’Irlanda. Dirà: forse dovremmo farci gli affari nostri. E lo faremmo volentieri, se i dati reali sul mercato immobiliare italiano, e su quello creditizio ad esso collegato, fossero reperibili. 

Ma abbiamo idea che li scopriremo presto. Ovverosia troppo tardi. Il nostro paese, si sa, è così. E allora capiremo dove la crisi ha finito la conta per scegliere la prossima vittima, e se toccherà prima alla Spagna o all’Italia.

 

Davide Stasi

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