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Il Film: "Precious"

di Ferdinando Menconi 

Di Lee Daniels, osannato film rivelazione degli Academy Awards 2010, sponsorizzato da Oprah, icona del nuovo corso statunitense di Obama, è un emblematico film sul degrado di alcune realtà afroamericane e che ha anche rischiato di dare il primo Osar ad un regista nero: insomma i requisiti per andare a vedere una sozzeria sopravvalutata c’erano tutti e con questo pregiudizio siamo andati a vedere questo film che doveva per forza essere visto.

Confessiamo questo vizio iniziale, ma chi non ha pregiudizi sui film, e non solo? Anche positivi, magari dettati da un trailer, dalla critica, dal tam tam mediatico, è umano, come umano deve essere, ma questo non è da tutti, ammettere l’errore: Preciuos è un gran bel film.

Un film che non sfigurava affatto nella selezione dei candidati dell’ultima edizione degli Oscar, sottotono va detto, e se non avesse incontrato “The hurt locker” della Bigelow avrebbe meritato i massimi riconoscimenti. Film crudo sul degrado di Harlem nei mitici anni 80, quelli dell’edonismo reganiano, ma incredibilmente non piagnone, senza quegli ipocriti moralismi pelosi che piacciono tanto a sinistre cachemire e destre mulino bianco. Eppure spunti per piangersi addosso ce ne erano eccome: la protagonista Precious è una ragazzina oltre i confini dell’obesità, semianalfabeta, messa due volte incinta dal padre, con una madre che la odia e la maltratta, perché arriva ad accusarla di averle sottratto il suo uomo.

Non c’è però la rituale accusa ai bianchi, che hanno ridotto i poveri neri in quello stato, c’è invece il riconoscimento di una incapacità, di una assenza di volontà dall’uscire dal degrado e, anzi, se qualcuno sembra in grado di riuscire, va boicottato. Il sistema scolastico statunitense ne esce per quello che è: salvo isole di eccellenza per soli ricchi e sportivi promettenti, è pessimo, roba da tenersi stretta Marystar.

Infatti la cultura non è vista come mezzo per uscire dal ghetto, i sogni sono quelli di MTV, del Talk Show, della televisione che decerebralizza: la prevalenza del tronista insomma. Sarà invece proprio grazie alla cultura che Precious troverà il suo riscatto, per ad un programma particolare di recupero, ma soprattutto grazie all’insegnante, perché i programmi migliori senza le gambe delle persone non camminano, un esempio è l’assistente sociale, che solo alla fine del film si renderà conto di aver mancato al suo ruolo, anche se la colpa forse è più del sistema che sua.

Il film è ottimamente girato, rende in maniera esemplare il degrado, e siamo di fronte a un degrado oltre ogni immaginazione, ma senza crogiolarcisi e senza voyerismi: crudo e asciutto, ma anche commovente. Peccato per Daniels l’aver incontrato la Bigelow sulla sua strada, altrimenti avrebbe meritato lui. Anche Mo’nique che interpreta Preciuos, pur non essendo un’attrice professionista, avrebbe meritato il massimo riconoscimento agli Academy, invece della Bullock, ma non della Grande Signora del cinema, Helen Mirren, che non ha visto la sua arte premiata come avrebbe dovuto essere*.

In conclusione era un film che andava visto, a causa del rumore che ha fatto, e per fortuna: altrimenti avremmo ceduto al pregiudizio e avremmo perso uno dei migliori film attualmente nelle sale, prima dei disastri di Natale.

 

Ferdinando Menconi

 

*Era candidata per “The last station”, la cui interpretazione della moglie di Tolstoij è stata invece premiata al Festival di Roma 2009 

/archivi-radioalzozero/speciale-festival-del-film-roma-2009/the-last-station-michael-hoffman.html

Video recensione di Precious

/archivi-radioalzozero/recensioni-ribelli/precious-recensioni-ribelli-cinema.html

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