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Il caso Ruby, in versione Dickens

Spiegazioni esilaranti di Berlusconi e dei suoi: le telefonate alla questura di Milano furono ispirate soltanto da una generica filantropia, che avrebbe potuto riguardare chiunque

di Federico Zamboni 

Cabaret allo stato puro. O, se si preferisce, umorismo involontario. Nella puntata di ieri sera di Ballarò Maurizio Lupi (una delle più collaudate “facce di gomma” del Pdl, capace di sostenere qualsiasi cosa con imperturbabile convinzione e, perciò, infaticabile ospite dei salotti televisivi con la missione impossibile di difendere Berlusconi... da Berlusconi) ribadisce la tesi difensiva del presidente del Consiglio riguardo al caso Ruby. Se Egli ha telefonato personalmente alla questura di Milano, che aveva fermato la ragazza con l’accusa di furto, e se le ha trovato all’istante una persona disponibile a prenderla in affido, è stato solo per uno slancio di generosità. Avendo avuto la ventura di conoscere di persona la sventurata – che non ha esattamente le phisique du role della piccola fiammiferaia, ma tant’è: si sa che a volte le apparenze ingannano e, dietro le misure da maggiorata, e una spregiudicatezza da maggiorenne, può palpitare il tenero cuoricino di un’adolescente abbandonata a se stessa – quel galantuomo di Silvio non ha potuto esimersi dal fare ciò che poteva per soccorrerla, non appena è venuto a sapere dell’ennesima disavventura nella quale era incappata.

Eppure, non contento di ripetere questa commovente ricostruzione, il cattolicissimo Lupi si è spinto oltre. A partire dal singolo avvenimento, che pur essendo così edificante potrebbe essere scambiato per un afflato estemporaneo, ha sfoderato una teoria di carattere generale. Anzi, non una teoria. Un’etica. Una mirabile saldatura tra questioni di principio e comportamenti concreti. Un’autentica rivelazione che finalmente, ed è strano che finora nessun osservatore se ne fosse accorto e che nessun altro, fra i tanti deputati e senatori, ce l’avesse chiarito con la stessa lucidità, fa capire a noialtri cinici incalliti quale scintilla di istintiva e insopprimibile solidarietà accenda i cuori e le menti di chi ci governa, o aspira a farlo: «i politici – declama Fra Maurizio, che da ragazzino, come suggerisce il suo cognome, avrà probabilmente militato, da par suo, nei Lupetti – si preoccupano innanzitutto di andare incontro ai bisogni».

Eccola, la chiave di volta. Eccolo svelato, il codice segreto che spiega l’intero sistema. Meglio della Stele di Rosetta, che permise di decifrare gli allora inaccessibili geroglifici egizi, l’Onorevolissimo Lupi ci permette in un sol colpo di squarciare le tenebre dell’ignoranza e, d’ora in poi, leggere nell’attività dei partiti come in un libro aperto. Adesso lo sappiamo: il politico standard,  e più che mai quello del PdL, si alza la mattina e, per prima cosa, rivolge a Nostro Signore la preghiera di inizio giornata. «Ti prego, mio Dio, fammi incontrare qualcuno da aiutare, acciocché questo nuovo giorno di vita non debba passare invano». Dopo di che, nel frattempo che la Provvidenza si mette in moto, non manca di darsi da fare anche in proprio, memore del proverbiale “chi si aiuta il Ciel lo aiuta”. 

In altre parole, più prosaiche (del che ci scusiamo), apre la sua nutrita agendina, costellata di nomi di bisognosi in attesa di soccorso, e la compulsa con la dovuta attenzione, in modo tale da essere certo di selezionare i più meritevoli. Che so? C’è forse un bravo imprenditore che vive ore di preoccupazione, se non di autentica angoscia, per un appalto pubblico che tarda ad arrivare, e che gli consentirebbe di guadagnare un meritato gruzzoletto, non già per sé ma per i suoi amatissimi dipendenti? Che bello, se fosse così. Si potrebbe avere la certezza, già di buon’ora, di realizzare anche oggi la propria santa missione su questa terra. 

Ma se anche non dovesse esserci, niente paura: basterà chiedere in giro, ad esempio al Priore Verdini, e c’è da scommettere che qualcuno salterà fuori. E magari, dacché la generosità è contagiosa e induce il beneficato a fare a sua volta del bene, ne verrà anche un’offerta da destinare ad altre opere pie. Che, com’è noto, sono sempre necessarie, nonostante siano ormai 62 anni che il nostro beneamato Parlamento – per tacere dei Consigli Regionali, Provinciali e Comunali, e di qualche migliaio di enti forse meno noti ma non meno benemeriti – si industria notte e giorno nello sforzo ammirevole, ed inesausto, di «andare incontro ai bisogni»

Ps Dimenticavamo: una menzione d’onore anche a Lele Mora, che come un frate terziario fa quel che può, dall’esterno, per ricondurre all’ovile la gioventù scapestrata. Una seratina in convento, o giù di là, e la redenzione è pressoché assicurata.

 

Federico Zamboni

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