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A Genova, la crisi sulla pelle - free

Dalle analisi teoriche alla vita vissuta: il degrado economico e sociale nelle sue conseguenze quotidiane. In vista di un nuovo anno che si preannuncia ancora peggiore

 di Davide Stasi

Sul Ribelle è costante l’impegno nel cercare di dar conto degli eventi politici ed economici su grande scala, spiegandone le ricadute devastanti sulle comunità. Sotto la lente finiscono le strategie dei grandi manipolatori, architetti di una truffa planetaria di cui interi popoli sono destinati a pagare il prezzo. È un punto di vista complessivo, una visione “a volo d’aquila” per cercare di dare una rappresentazione del sistema e una spiegazione dei suoi meccanismi. 

Oggi, nell’ultimo articolo prima delle festività, restringiamo la visuale, andando a vedere cosa accade direttamente sulla carne viva delle persone, analizzando una realtà locale: Genova. Lo spunto viene da una serie di articoli apparsi in un’edizione del quotidiano locale, Il Secolo XIX, che, letti e connessi tra loro, danno una rappresentazione “a misura d’uomo” del declino a cui ci stanno conducendo l’irresponsabilità e l’avidità di pochi abili profittatori e parassiti di un sistema intimamente iniquo.

Si parte dai trasporti locali. Da febbraio i cittadini di Genova dovranno subire rincari nei biglietti e negli abbonamenti per i bus oscillanti tra il 17% e il 25%. Il tutto coniugato con ampi tagli sulle corse e sui servizi generali. L’AMT non sta più in piedi, già in passato il Comune ha scorporato una bad company, socializzando le perdite e privatizzando a una società francese gli utili, come al solito, ma evidentemente ciò non è bastato. Soldi pubblici per sostenere le banche ce ne sono sempre, ma per il trasporto locale no. Quindi a Genova si pagherà di più per ottenere sempre meno e sempre peggio. Lo stesso giorno il quotidiano parla di uno sciopero bianco annunciato dagli allievi di alcune scuole per protestare contro il freddo in cui sono costretti a stare per seguire le lezioni. È inverno, certo. Ma soprattutto le scuole non hanno risorse, e risparmiano anche sul riscaldamento, tenendolo al minimo.

Ma non basta. Equitalia, la società pubblica di riscossione tributi, a Genova ha deciso di passare alle maniere forti verso chi non paga il dovuto. Ma quali politiche di sostegno sociale? Quali strategie contro il sempre più diffuso rischio di povertà? Lo Stato, in tutte le sue articolazioni, ha bisogno di soldi, quindi non c’è da discutere. E così il Comune mette a disposizione i propri vigili urbani e le loro auto di servizio. Dotati di apparecchiature elettroniche e della lista delle targhe dei 60 mila morosi, circolano per la città in caccia di prede, e quando individuano l’auto di un debitore insolvente, la pignorano all’istante, portandosela via direttamente dalla strada.

Proseguiamo. L’assessore regionale alle finanze lamenta la crescente evasione fiscale in Liguria, in proporzioni, guarda un po’, equivalenti al fondo sanitario regionale, usualmente il maggiore destinatario dei tagli. Lo Stato ha fame. Non per garantire servizi, come s’è visto, ma probabilmente per mantenere costante il tenore di vita di potentati, clientele e della casta. Che si annida tanto a destra quanto a sinistra. La stessa sinistra di maggioranza in Comune i cui consiglieri hanno fatto mancare il numero legale nella seduta di approvazione di un bilancio fatto di tagli e tasse. Assenti perché impegnati nello shopping natalizio. Loro che possono.

Ma più rilevante è l’allarme del presidente della locale cassa di risparmio, il prudente e riservato Giovanni Berneschi, che si espone dichiarandosi preoccupato rispetto all’inevitabile futuro aumento dei tassi, a fronte dei quali è concreto il rischio che le famiglie non riescano più ad onorare gli impegni dei mutui allegri concessi in passato. Già ora le famiglie annaspano, ha detto. Con i tassi più alti «ci chiediamo come faranno». E anche in questo caso la preoccupazione è per la copertura delle rate, e il connesso rischio per la banca di acquisire immobili svalutati, non per la capacità di sopravvivere delle famiglie, per molte delle quali le riflessioni di Berneschi rappresentano l’annuncio velato di un’ulteriore stretta al nodo scorsoio che le soffoca, o quasi, già adesso.

La conclusione è palese, è nei fatti e vale per Genova come per chissà quanti altri Comuni. Di fatto nel 2011 c’è il rischio che molti genovesi si trovino senza casa, con l’auto pignorata, costretti a usare un trasporto pubblico sempre più caro e inefficiente, con i figli ibernati in scuole-freezer, e dovendo subire altri tagli ai servizi, anzitutto alla sanità. Per tirare avanti non gli rimarrà che farsi eleggere da qualche parte.

 

Davide Stasi

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