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Non ci vuole una “nuova classe dirigente”. Ci vuole un altro sistema economico e sociale

di Federico Zamboni

Niente di peggio delle mezze verità, per nascondere la gravità di una situazione. Lunedì scorso, sulle colonne delGiornale, Marcello Veneziani ha firmato un articolo intitolato “Dilaga la corruzione fai-da-te. La classe dirigente va cambiata”. La tesi, come vedremo meglio tra poco, è appunto questa: per quanto numerose e consolidate possano essere, le commistioni illegittime o addirittura criminose tra politica e affari, esse sono niente di più che il risultato di una condotta scellerata da parte di singoli individui. Nulla a che spartire con Tangentopoli, che era invece un sistema vero e proprio. Solo un miscuglio di «piccole furbizie» e «grandi imbecillità». Qualcosa che pur essendo diffuso, come sembrano dimostrare anche i molti casi emersi negli ultimi mesi, dalla sanità in Puglia agli appalti gestiti dalla Protezione Civile, si riduce pur sempre a «cricche occasionali, a cordate provvisorie, più sparsi furbetti del quartierino». Quanto al PdL, e al suo leader, l’unico addebito possibile è un difetto di vigilanza. «La responsabilità vera di Berlusconi è di non aver selezionato chi gli sta intorno e una classe dirigente adeguata». Ancorché spiacevole, e dannosa, tale sbadataggine ha peraltro le sue brave ragioni: «Come spesso accade alle personalità forti, centrate su se stesse, [Berlusconi] ha trascurato che intorno a lui, accanto a gente capace e galantuomini, ci fosse anche gentuccia senza scrupoli o senza qualità». (...)

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Prima pagina 18 maggio 2010