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Prima pagina 25 maggio 2010

L'impero chiama, il vassallo accorre

Federico Zamboni

Alle 14 di oggi pomeriggio, ora di Washington, Napolitano sarà ricevuto da Obama alla Casa Bianca. L’incontro era stato annunciato all’inizio della settimana scorsa con un laconico comunicato stampa del Quirinale (23 parole complessive, tutto compreso) nel quale però non si mancava di sottolineare che la visita al Presidente Usa era stata decisa “accogliendone l’invito”. In altre parole, meno diplomatiche, una convocazione a rapporto. Che manco a dirlo è stata prontamente soddisfatta. Il men che cinquantenne Obama fa un cenno e l’ottantacinquenne Napolitano si affretta a farsi un voletto oltre Oceano. Mostrandosene assai compiaciuto, anzi. Come riferisce un ulteriore comunicato emesso ieri, il presidente della Repubblica ha detto ai giornalisti che si aspetta di avere «uno scambio di opinioni molto amichevole su temi scottanti che sono anche al centro dell'attenzione degli Stati Uniti».  

Quali siano questi «temi scottanti» non ci vuole un genio a immaginarselo, ma è lo stesso Napolitano a specificarlo: «le questioni dell’euro, delle turbolenze monetarie e finanziarie in Europa, del dibattito in seno all’Unione Europea, anche delle discussioni non facili tra i leader europei, tra i rappresentanti dei governi nazionali». Su tutto questo, aggiunge il Capo dello Stato, «cercherò di dare una rappresentazione del punto di vista italiano e un personale contributo sulle questioni della prospettiva da perseguire insieme, Unione Europea e Stati Uniti: quella di un’Europa più unita, più integrata, che sia interlocutore sempre fondamentale degli Stati Uniti».

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"Per il bene dell'Europa?" Ma per favore...

Valerio Lo Monaco

Possibile sperare nella lungimiranza e nella correttezza delle decisioni prese dai commissari europei? Meglio, possibile pensare che le misure prese e imposte agli Stati membri siano fatte veramente nel solco del bene comune ai popoli d'Europa?

Non molto, a dire il vero. E non solo per gli ovvi motivi che verifichiamo e spieghiamo spesso - venendo tacciati di complottismo non meglio specificato - quanto anche per un altro particolare interessante. Che naturalmente era prevedibile, e che però difficilmente poteva arrivare, come notizia, all'attenzione di massa. Figuriamoci a indurre qualche riflessione.(leggi tutto)

Milano e racket case popolari. Un affarone

di Sara Santolini

Giovedì scorso il racket delle case popolari a Milano ha subito un duro colpo. Arresti e perquisizioni hanno interessato i vertici, e non solo, dell'organizzazione che controllava l'occupazione abusiva delle case popolari in quartieri già noti per l'alta percentuale di delinquenza.

Il sistema del racket a Quarto Oggiaro rispondeva a una prassi consolidata: per accedere alle case popolari non c'era bisogno né di presentare una candidatura al comune né di dimostrare di averne davvero diritto. Bastava rivolgersi a Gaetano Camassa, pluripregiudicato barese trapiantato a Milano. Questi a sua volta si rivolgeva a Marco Veniani, ispettore per la società che aveva in gestione l'appalto delle case popolari (la Gefi). L'ispettore, ufficialmente, aveva il compito di monitorare e combattere il fenomeno delinquenziale legato all'occupazione abusiva delle case popolari. Chi meglio di lui? Quel fenomeno lo monitorava così a fondo da far parte anche lui del racket. 

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Rivoluzione e frutti avvelenati

L'Europeo 26 - il conformista 24 giugno 1988

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Birra all'olio di ricino

di Ferdinando Menconi

Birra all’olio di ricino, ma non è una nuova Peroni dalle dubbie possibilità di successo: è uno dei pochi commenti seri sull’ultima sterile polemica italiana nata dal fascio littorio presente, a fianco dello stemma sabaudo, sulla serie di bottiglie speciali per il mondiale di calcio prossimo venturo. Il grave delitto della Peroni, per cui molti hanno invocato il boicottaggio, è di aver messo lo stemma della nazionale del 38, con tanto di regolare fascio, sotto l’immagine della nazionale che vinse i mondiali di Francia del 38. Operazione commerciale come tante, questa della Peroni in vista del mondiale, l’aveva già fatta quattro anni fa e invece, adesso, si è innescata una tanto rumorosa  quanto inutile polemica. (leggi tutto) 

 

 

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