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Prima Pagina 28 maggio 2010

La Borsa che succhia il sangue della gente

di Valerio Lo Monaco

I telegiornali di ieri sera hanno aperto, quasi tutti, con dei toni a dir poco trionfalistici in merito a un generale rialzo delle Borse europee: "Milano trascinata dagli istituti di credito, chiude a + 4.5%", per esempio.

Come se la cosa importasse i telespettatori per qualche motivo preciso. Come se la maggior parte dei telespettatori capisse davvero il significato di tale annuncio. Significato reale, tangibile, intendo.

Basterebbe riflettere, non più di qualche minuto, e chiedersi: come mai, se le Borse salgono, industrie e imprese quotate vanno male? Come mai non si avvertono segnali nell'economia reale di queste - ormai episodiche - risalite delle Borse?

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Alemanno? No Party!

di Ferdinando Menconi

Alemanno ha deciso di vietare il cosiddetto “Pub Crawl”, cioè l’organizzazione di giri guidati dei pub per ubriacarsi a prezzo prestabilito, attività che in altre città d’Europa, tipo Dublino, sono addirittura promosse e favorite dagli enti turistici.

È vero che in certe città il giro dei pub può avere anche valenze culturali, a Dublino molti sono, infatti, i pub storici o letterari, mentre a Roma, come in buona parte d’Italia, è più difficile attribuirgli quel significato e il “Pub Crawl” nostrano non ha alibi: si risolve solo in bere e divertirsi insieme in una città straniera dove magari non si conosce nessuno. Ma anche senz’alibi dov’è il male da estirpare?

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Siete tutti invidiosi di Maurizio

L'Europeo - il conformista 28 maggio 1993

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Confindustria applaude la manovra. Solo lei, però

di Alessio Mannino

Non c’è niente di più vomitevole di stare a sentire una Emma Marcegaglia, rappresentante di categoria dell’Italia privilegiata, che incita con insopportabile retorica l’intero Paese ai sacrifici, all’unità d’intenti, all’estremo sforzo patriottico per la “crescita” e dà per questo la sua benedizione alla legge finanziaria. Ha detto bene l’altra sera a Ballarò il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani: con questa manovra chi ha un reddito superiore ai 100 mila euro annui non sborserà un centesimo. Basterebbe tale singolo dato per spegnere l’audio al diluvio di parole autocompiacenti che ieri nostra signora di Confindustria, in compagnia del premier-imprenditore, ha fatto sorbire agli italiani attraverso gli schermi di regime. 

E invece no. Grazie alla formula magica della “crescita”, parola d’ordine impegnativa e categorica per tutti, il sindacato di quelli che un tempo erano chiamati padroni ha la faccia tosta di ergersi a difensore della patria minacciata dal declino. Smascheriamolo, allora, questo mantra ipnotico. Cos’è la crescita economica? È l’aumento del Prodotto Interno Lordo (PIL). L’indicatore fazioso per eccellenza, in quanto misura la ricchezza esclusivamente materiale i cui maggiori benefici vanno, secondo un tradizionale classismo, alla parte alta della società. Ossia grande industria e grande finanza, che prosperano sui grandi numeri e non sulle piccole dimensioni (e non parliamo del piano esistenziale, completamente assente nel paniere su cui si calcola il Pil). 

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