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Non si sorprenda, “padrona” Marcegaglia

di Federico Zamboni 

Razza padrona. Talmente piena di sé, e delle sue certezze economiche e politiche (rigorosamente in quest’ordine), da non rendersi nemmeno conto dell’arroganza con cui si esprime e si comporta. E con cui, ben prima di manifestarlo con le parole e le azioni, pensa e sente. Pensa che il mondo si divida tra chi ha i soldi e comanda, e chi non ne ha e deve solo ubbidire. Sente di appartenere a un’élite selezionata e ammirevole, che decide per conto suo e che non deve spiegazioni a nessuno. Il potere non si giustifica. Il potere si esercita. 

Emma Marcegaglia è la nuova campionessa del genere. Finita stabilmente sotto i riflettori dei media a partire dall’elezione a presidente di Confindustria, avvenuta il 13 marzo del 2008 col 99,2 per cento dei voti, ha trasferito nel nuovo incarico la stessa grinta che l’ha portata a diventare l’amministratore delegato dell’impresa di famiglia e che le è valso, anche perché il settore in cui il padre si è arricchito è la siderurgia, il soprannome di “lady d’acciaio”. Il risultato, per restare a questi ultimi giorni, sono un paio di affermazioni che nel loro piccolo – nella loro piccineria – meriterebbero di essere ricordate. La prima risale al 4 giugno. La “sciura Emma” è a Pechino e le chiedono un parere sull’innalzamento a 65 anni dell’età pensionabile per le donne. Lei premette la consueta ovvietà sulla vita che si fa sempre più lunga, e subito dopo se ne esce con un disinvolto «perciò non sono affatto spaventata che le donne possano andare in pensione un po' più in là nel tempo». Meno male: lei, che della pensione se ne può strafregare, non è «affatto spaventata» del fatto che le altre donne vadano in pensione a 65 anni. (...)

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