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Prima pagina 28 giugno 2010

G20. Come prima, peggio di prima

di Federico Zamboni

Mannaggia. Non si sono messi d’accordo neanche stavolta, i leader mondiali del G20. Nonostante l’urgenza e la gravità delle questioni da affrontare, e nonostante il fatto che i loro incontri non siano dei convegni di studi che possono limitarsi a disquisire in astratto ma dei summit politici che devono (dovrebbero) prendere decisioni operative, il meeting di Toronto lascia le cose come prima. Peggio di prima, anzi, perché è l’ennesima occasione sprecata. E perché attesta ulteriormente che la globalizzazione è l’esatto opposto di quello che servirebbe. La globalizzazione crea una interdipendenza reciproca così vasta e intricata da pregiudicare l’autonomia dei singoli Stati e, persino, di intere aree come l’Unione europea. 

Il risanamento, che presuppone un ripensamento dell’intero modello economico, diventa impossibile perché postula una concordia generale e simultanea che nei fatti non c’è e neppure si intravvede. leggi tutto

Belgi comunisti

di Ferdinando Menconi

Come i magistrati si muovono, magari in maniera un po’ aggressiva (ma per crimini come la pedofilia è giusto così) diventano immediatamente “ccomunisti” anche in Belgio. E come diceva Goebbels: ripetendo a sufficienza una menzogna questa diviene verità. Oggi non c’è neppure più bisogno di farlo: basta che la televisione supinamente, magari quella che esige un canone, mandi in maniera quasi ossessiva le dichiarazioni del cardinal Bertone quando afferma che la perquisizione ordinata dalla magistratura belga, nel rispetto delle leggi dello Stato, “è cosa inaudita” come neppure i paesi comunisti all’apice del loro potere avevano mai osato, tanto che questa diventa verità e il rispetto delle leggi una cosa da disprezzare - ma le leggi del popolo sovrano sono velleità che certo non riguardano il clero. leggi tutto

Keystone. Colorado. USA.

di Valerio Lo Monaco

Sono qui per conoscere gli americani. Quelli veri, naturalmente. Ovvero gli Indiani sterminati dai colonizzatori dopo la scoperta di Colombo. Da chi, con esigenze di separazione dalla "vecchia" Europa, venne qui alla conquista del West. Ne parleremo in uno dei prossimi numeri del mensile, dove cercherò di affrontare uno dei più grandi (se non il più grande) genocidio della storia del Mondo.

E ovviamente non sono nelle grandi città, ma nell'interno, ovvero dove si può capire le ragioni più profonde della natura di questo popolo. Nel frattempo provo uno strano senso di disperazione. Qui non hanno capito nulla, o quasi, di ciò che hanno contribuito primariamente a fare, né di ciò che stanno facendo e a cosa stanno andando incontro. Mi riferisco, naturalmente, alla crisi economica globale e allo stato pietoso, dal punto di vista ecologico, del nostro pianeta.

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L'allegria perduta del torneo dei sergenti

il Fatto 24 giugno 2010

Questi Mondiali, nonostante l'atmosfera di festa, tipicamente africana, sugli spalti, sono cupi. Troppi "sergenti di ferro" in preda a deliri di onnipotenza che mettono i giocatori sotto una pressione intollerabile, che hanno una fiducia cieca negli "schemi" più che negli uomini che devono applicarli, per i quali ogni parola, che non sia la loro, è di troppo, che si infuriano con i cronisti se appena, dopo mille giri di parole, ossequi e complimenti vari, osano fare una domanda, che vogliono i ragazzi sempre sotto controllo e non gli permettono neanche di andare a bersi una birretta in un pub e magari adocchiare qualche ragazza (le sudafricane, soprattutto le bianche, quando sono belle sono bellissime). 

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Rassegna Stampa del 26 giugno a cura di Arianna Editrice

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"Kill Bill", magari fosse un film

Secondo i quotidiani del 28 giugno 2010