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Prima pagina 30 giugno 2010

Sette anni a Dell’Utri. Ma il Pdl è con lui

 di Federico Zamboni

Dell’Utri si prende sette anni in appello, dopo i nove che gli avevano affibbiato in primo grado, e si rallegra che non gli sia andata peggio. La condanna, infatti, è “solo” per concorso esterno in associazione mafiosa e rigetta l’ipotesi di un ruolo del senatore nella presunta trattativa fra Stato e Cosa Nostra dal 1992 in avanti. Basta questo, al diretto interessato e a gran parte del PdL, per levare alte grida di giubilo, come se invece di essere di fronte a un grave verdetto di colpevolezza – che, come ha correttamente sottolineato Giuseppe D’Avanzo di Repubblica, è «definitivo per il merito dei fatti» – ci  fosse stata una sentenza di assoluzione che spazza via ogni ombra e ogni sospetto. 

Pur essendo grottesco sia nei toni che nella sostanza, questo atteggiamento ha delle ragioni precise, ancorché capziose e inquietanti. La prima è che la responsabilità viene circoscritta alla persona di Dell’Utri e, pur investendo i suoi rapporti personali con Berlusconi, lascia fuori Forza Italia, negandone la connessione organica con la mafia siciliana. La seconda è che si spera comunque in un annullamento da parte della Cassazione e, grazie al conseguente rinvio degli atti a una diversa corte d’appello, in quell’allungamento dei tempi che potrebbe condurre alla fatidica prescrizione. La serie degli interventi di solidarietà a favore di Dell’Utri è amplissima (molti eletti, molti coristi) e non vale la pena di riportarla in dettaglio. Chi ne ha voglia ne troverà una nutrita rassegna nei siti on-line dei principali quotidiani. Noi ci limitiamo a citarne solo tre. Nell’ordine, a dimostrazione di come gli interessi di parte facciano scattare il meccanismo di una solidarietà obbligatoria che nega l’evidenza e si arrampica sugli specchi, un pezzo da novanta, una solertissima “new entry” in ascesa, e un alleato esterno di grande peso elettorale ma non particolarmente rinomato per la ponderatezza dei suoi giudizi, e delle sue dichiarazioni.   leggi tutto

Borse in crash. Tutto ok, secondo i "nostri uomini all'Avana"

 

di Valerio Lo Monaco

Urge mettere insieme un po' di dati e dichiarazioni per leggere la situazione nel complesso. Parliamo naturalmente dell'ambito economico dopo l'ennesimo tonfo borsistico di ieri, e beninteso, non che la cosa sia difficile da comprendere. Il bisogno deriva dal fatto di cercare di diradare la propria mente dalle dichiarazioni varie delle ultime ore, a forte rischio di annebbiamento.

Naturalmente è inutile soffermarsi su quella, ennesima, di Berlusconi, secondo il quale, ancora oggi, "siamo fuori dalla crisi" (ovviamente ciò non impedisce, al nostro Paese, di salire i gradini europei in base alla pressione fiscale).  leggi tutto

Se anche Sartori parla di Decrescita

di Alessio Mannino

L’altro giorno quasi ci veniva un colpo, a veder comparire sul fondo di prima pagina del Corriere della Sera, organo ufficiale dell’establishment finanziario italiano, la parola “decrescita” declinata in senso, udite udite, positivo. Lo ha fatto quel politologo ormai anziano e irriducibilmente antiberlusconiano, di penna sciolta e arguzia toscana, spesso saggio ma non di rado rifilatore di crasse panzane (anche nell’articolo in questione, come vedremo), il barboso teorico di leggi elettorali ma pregevolissimo autore di Homo videns, Giovanni Sartori. (leggi tutto)

 

Calcio, anatomia di un omicidio

il Fatto 29 giugno 2010

Nel mio libro, Il denaro. “Sterco del demonio”, del 1998, fra i vari esempi di come l'eccesso di razionalizzazione economica finisce per distruggere il contenuto dell'oggetto cui viene applicata, portavo, fra gli altri, il calcio. Del resto già nel 1982, con l'introduzione in Italia del "terzo straniero" avevo preconizzato che il calcio, ridotto a puro business, benché resti "il gioco più bello del mondo", sarebbe andato lentamente a morire. Perché il calcio, checché ne pensino i suoi reggitori degli ultimi trent'anni, privi non solo di cultura sportiva ma semplicemente di cultura, prima di essere spettacolo, prima di essere gioco, prima di essere sport è rito. Ed è proprio il rito che è stato distrutto dal denaro.  (leggi tutto)

 

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“Povero Silvio”: scioperate lettori


di Ferdinando Menconi

Scioperate lettori, voi che vi fate coglionare dalla (dis)informazione a mezzo stampa perpetrata contro il “povero Silvio” che non ha alcun mezzo (dis)informativo per difendersi ed è così disperato che deve chiamare il popolo, ma solo quello che sa ancora leggere, di mettere in atto un’azione disgustosamente “ccomunista” e profondamente contraria alla sua etica libertaria come lo sciopero. “Povero Silvio”.

Non solo noi, sciacalli del web - ma anche la stampa dei “poteri forti” - abbiamo raccontato il contrario della verità sul G20, che invece è andato benissimo, come Egli ci assicura su tutte le TV, se solo queste avessero adeguata diffusione Egli potrebbe diffondere il vero, ma l’obsoleta tecnologia digitale glielo impedisce. La stampa vi ha ingannato, disertatela, e disertate ancora di più noi che siamo andati oltre le critiche strumentali dei grandi gruppi editoriali a sovvenzione statale: siamo stati delle vere ciniche iene ad attaccare un poveraccio che non ha alcun controllo sull’informazione.

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