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Una Repubblica basata sulla corruzione

di Federico Zamboni

Siamo un Paese corrotto. E il fatto stesso che moltissimi si ostinino a negarlo è la migliore, terribile dimostrazione di quanto l’infezione si sia diffusa e sia penetrata in profondità, condizionando non solo i comportamenti ma il modo stesso di pensare. Il modo stesso di sentire. 

Oggi si parla dell’organizzazione criminosa che secondo gli inquirenti si sarebbe sviluppata intorno all’eolico. Una consorteria così torbida e spregiudicata da avere come obiettivo non solo dei profitti illeciti ma il condizionamento della magistratura e, quindi, della politica. Un groviglio di interessi che i media, con una delle loro solite semplificazioni a effetto, hanno prontamente etichettato con la sigla suggestiva, ma arbitraria, di “P3”. Nelle intenzioni, si spera, l’inquietante parallelo con la P2 di Gelli dovrebbe dare il senso della gravità di quanto si muoveva, sempre in base alle accuse, intorno al senatore Marcello Dell’Utri, al sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, al coordinatore del PdL Denis Verdini e al faccendiere di lunghissimo corso Flavio Carboni; di fatto rischia di produrre l’effetto opposto, riducendo la P2 a luogo comune del linguaggio mediatico: un richiamo che diventa proverbiale ma che, allo stesso tempo e proprio per questo, esce definitivamente dal novero delle questioni reali per rifluire nell’immaginario collettivo, dove anche le cose più inquietanti perdono la loro urgenza e si declinano al passato. C’era una volta la P2... C’era una volta?! (...)

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Prima pagina 13 luglio 2010

Secondo i quotidiani del 13/07/2010