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In pensione a 100 anni (dal numero 22)

di Valerio Lo Monaco

Il discorso sulle pensioni torna di stretta attualità per diversi motivi. Sono state bloccate alcune finestre per i dipendenti pubblici. L’età pensionabile per le donne viaggia verso i 65 anni. E quella per i giovani a 70. Per ora.

A scaglioni, peraltro, nel corso degli ultimi anni i lavoratori dipendenti hanno ricevuto una busta con la richiesta di affidare il proprio TFR (Trattamento di Fine Rapporto, ovvero la liquidazione) ai Fondi Pensione. Con in più - questo è il punto - la soluzione del "silenzio/assenso": se il lavoratore non ha fatto nulla e nulla ha comunicato in risposta alla richiesta, il suo TFR sarà finito direttamente nei Fondi Pensione. Per tenerlo in azienda, ovvero dove al momento risiede, ovvero per vederselo dare alla fine del proprio ciclo lavorativo dall'azienda stessa, avrà dovuto specificarlo. Altrimenti sarà stato destinato ai Mercati. Con tutto quello che, soprattutto oggi, tale destinazione vuol dire.

Ora, anche un imbecille sa che è impossibile prevedere l'andamento della moneta tra trenta o quaranta anni, figuriamoci in un periodo come questo di crisi e default statali in grado di cambiare radicalmente il mondo che abbiamo intorno. La motivazione "governativa" per questa manovra - già attuata il larga parte nel 2007, dove milioni di lavoratori sono stati presi in giro facendoli aderire all'operazione grazie a una campagna mediatica terribile - è che tra trenta o quaranta anni, appunto, le pensioni saranno più basse di quelle attuali e insufficienti a una vita decorosa. Di qui la necessità di integrarla. 

La realtà è che si sta cercando di drenare quanto più denaro possibile, oggi e per il futuro, dalle tasche dei privati. (...)

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