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Prima pagina 14 luglio 2010

Denaro garantito? Mica tanto: non più di 100 mila euro

di Valerio Lo Monaco

È più sicuro il materasso o una Banca? Oppure ancora altro?

Non è, o non dovrebbe essere, una novità assoluta almeno per i nostri lettori, ma il piano a tutela del risparmiatore (sic) di cui si è parlato giorni addietro in seguito al varo di una normativa europea da parte del Commissario Ue, è in realtà qualcosa di molto allarmante. O comunque in grado di poter far riflettere molti. Almeno quelli che abbiamo la voglia di leggere sul serio la realtà.

Il piano prevede delle garanzie, per chi ha del denaro depositato in qualche Banca, fino al massimo di 100 mila euro. In Italia attualmente la garanzia è di 103 mila euro, mentre a livello europeo era fino a poco tempo fa di appena 20 mila euro, quindi tale limite venne innalzato a 50 mila e sarà, appunto, di 100 mila euro entro la fine dell'anno.

Cosa significa? In parole molto semplici: se si ha un conto in banca, e tale Banca fallisce, il massimo di deposito garantito che si riuscirà ad avere indietro sarà di 100 mila euro. E l'eventuale somma in più depositata sul proprio conto? Svanita. Del resto, se ci si affida a una Banca per depositare e custodire il proprio denaro, nel momento in cui la Banca fallisce non è che si possa lagnarsi più di tanto, o no? leggi tutto

Tremonti, il killer del welfare

di Federico Zamboni

Era solo una svista, aveva detto il ministro Sacconi. Anzi, «un refuso». Ogni tanto il circo mediatico si incapriccia di un certo termine e per un po’ lo usa a dismisura, anche al di là del suo significato effettivo. Il refuso vero consiste nel mero errore ortografico: scrivi Sacconzi al posto di Sacconi, per esempio. Nell’interpretazione estensiva, e auto assolutoria, diventa l’ennesimo alibi per giustificare tutto, e specialmente le norme scomode che si inseriscono, più o meno di soppiatto, nelle leggi in discussione. Un bell’emendamento, in mezzo alle centinaia o alle migliaia di altri, e si sta a vedere cosa succede. Se nessuno se ne accorge il trucchetto è riuscito e si porta a casa il risultato. Se si scatena un vespaio ecco pronta la “spiegazione”: era solo un refuso. Della serie: getto il sasso e nascondo la mano. Ti ho preso in testa? Mi hai riconosciuto? Sorry. Mi sono sbagliato. Stavo giocando serenamente per i fatti miei e devo essermi distratto. Abbi pazienza: è stato un refuso, come dire, dinamico. (leggi tutto)

 

Le “Macchie sulla storia” non sono tutte uguali per Erdogan

di Ferdinando Menconi

Erdogan ha sfruttato il quindicesimo anniversario del massacro di Srebrenica per far rimettere un piede alla Turchia nei Balcani e dare respiro anche europeo alla sua velleitaria politica “panturca”. Questa, fino a ieri, sembrava estendersi solo verso le ex repubbliche sovietiche centroasiatiche con un’appendice di influenza mediorientale: purtroppo per lui è rimasto oscurato dalla finale del mondiale sudafricano, almeno in occidente.

“Macchia sulla storia” è una definizione che possiamo condividere. Srebrenica fu un orrore di cui l’ONU fu connivente, però nel condannarlo andrebbe ricordato anche il perché dell’odio serbo per i musulmani di Bosnia, che risale proprio ai tempi della dominazione turca.  (leggi tutto)

Una nuova Norimberga, che vergogna

L'Europeo 7 - il conformista 15 febbraio 1991

Saddam alla sbarra? Ma la giustizia non coincide con la forza del vincitore

Man mano che si avvicina alla resa dei conti, negli ambienti occidentali, soprattutto americani, si va diffondendo l'idea che, alla fine del conflitto, Saddam Hussein debba essere sottoposto a processo come "criminale di guerra". Il primo a parlarne è stato Bush il quale ha giurato che "l'America assicurerà Hussein alla giustizia come un volgare criminale". La costituzione di un Tribunale speciale contro Saddam e i dirigenti iracheni è stata richiesta nell'ambito del Consiglio d'Europa. E al Dipartimento di Stato americano è già pronto un dossier con i capi d'accusa: "crimini contro la pace" per aver dato inizio ad una guerra d'aggressione, "crimini di guerra" per i maltrattamenti inflitti ai prigionieri, "crimini contro l'umanità" per aver provocato la catastrofe ecologica del Golfo.   (leggi tutto)

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P3: tutti indagati insieme appassionatamente

di Sara Santolini

Dell'Utri, Cosentino, Carboni, Verdini, Lombardi, Martino, Franzinelli, Cappellacci. Nomi coinvolti nelle indagini sugli appalti dell'eolico in Sardegna e accusati di corruzione, associazione a delinquere e/o violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete.

Carboni al momento segue gli sviluppi dell'indagine dal carcere. Ai magistrati è bastato seguire il filo dei suoi contatti e sfere di influenza per capire che è solo la testa di un'organizzazione criminale - la "P3" - che sarebbe in grado di influenzare giudici costituzionali e manovrare nomine e candidature importanti. Tra queste la diffamazione a danno di Caldoro, governatore della Campania, per sostenere al suo posto la candidatura di Cosentino, attualmente sottosegretario all'economia, o, ancora, le pressioni sui giudici della Consulta per ottenere un parere favorevole al lodo Alfano. Impresa, grazie a non si sa cosa, ancora non riuscita. 

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