Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Prima pagina 20 luglio 2010

Obama e Wall Street: la riforma che non c'è (al solito)

di Alessio Mannino

Tromboni scatenati e fanfare spiegate al vento per annunciare al mondo la “rivoluzione” di Obama sulle regole che ridurranno a più miti consigli la proterva finanza di Wall Street. È infatti passata al Senato statunitense la riforma della Casa Bianca il cui obbiettivo è evitare il ripetersi di crisi planetarie come quella generata dall’abuso dei derivati e dal crack della Lehman Brothers. 2300 pagine di nuovi limiti e paletti all’anarchia lobbystica delle banche e degli hedge funds presentate come il vangelo per una nuova era. Quando invece, ad analizzarne i capisaldi, ci si accorge agevolmente che trattasi della solita riformetta che non intacca il potere, anzi lo strapotere sostanziale dei signori della speculazione.   leggi tutto 

Ungheria vs Fmi e Ue. Debitori, ma non schiavi

di Federico Zamboni

Esemplare. L’Ungheria sospende i negoziati col Fondo monetario internazionale e con l’Unione europea. Motivo del dissidio, le politiche di bilancio. Secondo l’Fmi – e di conseguenza anche secondo la Ue, succube della Bce di Trichet e, più in generale, del sistema bancario internazionale – l’unico modo per ridurre il deficit statale è tagliare la spesa pubblica. Secondo il governo magiaro, che dall’aprile scorso è guidato dai conservatori del Fidesz, di tagli ne sono già stati fatti più che a sufficienza ed è molto meglio seguire un metodo diverso. Completamente diverso, anzi. Invece di abbassare le uscite, si possono aumentare le entrate. Come? Con un’imposta. A carico della generalità dei cittadini? Nemmeno per idea. A carico delle banche. (leggi tutto)

I padroni d'Europa

L'Europeo 46 - il conformista 17 novembre 1989

Sono veramente commosso per il summit (pardon per il "Big meeting" come gli americani pretendono che si chiami, parendogli cosa diversissima) che George Bush e Michail Gorbaciov terranno ai primi di dicembre e che è stato accolto con squittii di estasiata sorpresa e alte grida di ammirazione da tutta la stampa internazionale.

Mi intenerisce fino alle lacrime il pensiero che questi due grandi uomini si incontrino su due navi da guerra, circondati da sommergibili atomici, da portaerei, da squadriglie di caccia, da aerei-spia, da sommozzatori armati di tutto punto, per parlare, si dice, di pace. Solo che non capisco perché vengano a fare le loro quattro chiacchiere, così distensive, proprio nel Mediterraneo. Cosa c'entrano gli americani e i sovietici con quello che una volta veniva chiamato "mare nostrum"? Perché, se proprio hanno tanta voglia di andar per are, non si incontrano nell'oceano tlantico o nel Pacifico o nello stretto di Bering che sarebbe, per tutti e due, così comodo? Perché vengono a fare i loro esercizi muscolari proprio davanti alle coste europee? (leggi tutto)

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In difesa del marchio. Cioè: apologia del boicottaggio

di Ferdinando Menconi

La strenua difesa del “marchio” è la litania preferita dalla nostra imprenditoria, ma, va detto, non solo della nostra: “marchio”, parola magica a tutela della qualità e della nazionalità del prodotto, infatti i nostri abilissimi imprenditori dopo un po’ che disquisiscono di marchio scivolano abilmente nella difesa del “made in Italy”, peccato che di Italy, spesso, ci sia solo la titolarità del marchio e molto raramente ilmade, che dovrebbe essere l’unica cosa a poter fare “Italy”.

Questi nobili “marchi” che garantiscono la qualità contro gli scadenti prodotti di imitazione provenienti dal sud est asiatico o dalla Cina sono difesi da imprenditori, stile Della Valle, mentre vengono intervistati dalle nostre compiacenti Tv magari via satellite mentre si trovano, casualmente, proprio da quelle parti, impegnati ad ampliare la diffusione dell’industria italiana in nuovi mercati.  Mercati che però non sono di esportazione ma di produzione, e non si riesce proprio a vedere cosa cazzo ci sia di italiano in una industria che produce in Cina a parte, appunto, il marchio, l’unica cosa da tutelare.

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