Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Prima pagina 26 luglio 2010

Riti di massa, rischi di massa

di Federico Zamboni

Si può senz’altro pensare tutto il peggio riguardo alla Love Parade e a iniziative affini, dalle motivazioni di chi ci va alla musica che ci si ascolta, dalla vacuità della“cultura dello sballo” al cinismo di chi in un modo o nell’altro ci specula sopra. E un giudizio ancora più negativo, ovviamente, lo si può dare sulle gravissime carenze organizzative che hanno determinato, o contribuito a determinare, il disastro avvenuto sabato scorso a Duisburg, con 19 morti e centinaia di feriti. 

Tutto perfettamente legittimo, ma solo a una condizione. Solo a patto che non ci si scandalizzi dei rischi in quanto tali. Anzi: sarebbe giusto – ed essendo giusto sarebbe anche bello, nel senso della bellezza disadorna e virile che è insita nel guardare le cose in faccia e nell’essere pronti a pagarne il prezzo – che quei rischi venissero accettati consapevolmente da ciascuno dei partecipanti, considerandoli per quello che sono.   leggi tutto 

Annuncio preventivo di disastro nel Mediterraneo

di Valerio Lo Monaco

Uno degli elementi più costanti della modernità è l'ottusità. Ci se ne può accorgere anche da eventi recenti e recentissimi, come ad esempio il modo con il quale le istituzioni finanziarie e le Banche, se non il sistema in senso lato, stanno ponendo (anzi non stanno ponendo) rimedio alle storture generali che alla crisi stessa hanno portato. Nulla o quasi è cambiato: le Banche salvate dal fallimento con il denaro (e il futuro) di tutti hanno ricominciato, o non hanno mai smesso, di fare né più né meno ciò che hanno sempre fatto. La politica tutta ripete come un disco rotto che si deve puntare sulla crescita, malgrado sia stata proprio questa, esponenziale, a ridurci allo stato attuale. (leggi tutto)

Fiat in Serbia: dov'è la novità?

 

di Sara Santolini

Marchionne è un genio della comunicazione: lasciar passare come una decisione sofferta un provvedimento previsto da un accordo firmato ben due anni fa è da vero acrobata.

La storia inizia nel lontano 2008. Anzi, molto prima, negli anni '50, quando la Fiat concesse alla Zastava (l'azienda statale slovena per la produzione di automobili) la licenza per produrre i propri modelli. La fabbrica di Kragujevac, quella preposta alla produzione di auto Fiat, arrivò a quota 220mila auto l'anno e, nonostante i danni subiti a causa della guerra del Kosovo, ha continuato a produrre fino a oggi. Producono anche la Punto, con il nome Zastava 10, assemblandola con componenti che arrivano dall'Italia e con una catena di montaggio che è stata spedita direttamente da Termini Imerese nel 2005. (leggi tutto)

 

Ma questo Stato con la mafia può solo convivere

L'Europeo 3 - il Conformista 13 luglio 1992

Perché quella mafiosa oltre che un'organizzazione criminale è una mentalità diffusa, favorita  tollerata da 45 anni di connivenze e collusioni

La mafia è un fenomeno che viene da lontano. Precede l'unità d'Italia e con essa si rafforza in quanto reazione del mondo feudale allo Stato moderno. All'inizio i mafiosi non sono altri che gli antichi baroni i quali pretendono di continuare ad amministrare la giustizia al di fuori e contro la legge dello Stato unitario. Cò che al mafioso interessa non è tanto l'arricchirsi ma di essere considerato e temuto come "uomo di rispetto" a cui gli altri uomini devono ubbidienza come un tempo i vassalli ("essere l'uomo di un altro uomo" p la definizione medioevale del legame feudale). (leggi tutto)

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Giuseppe Prezzolini, la sua Voce e la sua vista lunga

di Alessio Mannino

Il giornale di cui state leggendo la versione web ha la sua ragion d’essere nella Ribellione così come la intende il suo direttore politico, Massimo Fini. Ma la prima parte della sua testata, come i nostri più affezionati lettori sanno, è un omaggio alla Voce di Giuseppe Prezzolini, la rivista che sferzava l’Italietta giolittiana dellabelle époque, del primo Novecento incubatore del fascismo e dell’antifascismo di cui proprio le pagine prezzoliniane ebbero il merito di sfornare i più bei nomi (Papini, Salvemini, Croce, Gentile, Ungaretti, Bergson, Sorel, lo stesso Mussolini). Ebbene, esattamente un secolo fa, per la precisione il 23 giugno 1910, il direttore Prezzolini firmò un articolo stupefacente dal titolo, di sapore leniniano, Che fare?.

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