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Stop al multiculturalismo. Di facciata - FREE

Il premier britannico annuncia di voler frenare la presenza delle associazioni musulmane “ambigue”: e al posto della vecchia «tolleranza passiva» auspica l’avvento di un «liberalismo attivo, muscolare»

di Pamela Chiodi 

David Cameron era “solo” il leader del Partito Conservatore quando durante una conferenza sulla Comunità Indù, nel 2006, sostenne che il popolo britannico era fortunato in quanto era riuscito a professare le diverse fedi religiose «in pace, armonia e tolleranza». Poi specificò che «poche nazioni sono più attrezzate a diventare una società multietnica perché il nostro essere britannico si è sviluppato sulla nostra capacità di unire le diverse etnie di queste isole in una comune identità civile». 

Dopo cinque anni e la conquista di Downing Street, Cameron cambia completamente approccio. Sempre durante una conferenza, stavolta dedicata all’Islam, all’Egitto, ai problemi in Medio Oriente e alla sicurezza, afferma che «il multiculturalismo di Stato è fallito. Con questa dottrina abbiamo incoraggiato culture differenti a vivere vite separate, staccate l’una dall’altra e da quella principale. Non siamo riusciti a fornire una visione della società alla quale sentissero di voler appartenere. Tutto questo permette che alcuni giovani musulmani si sentano sradicati». Per il premier la «tolleranza passiva» dovrà essere sostituita con un «liberalismo attivo, muscolare». E i popoli che vorranno far parte del mondo britannico non dovranno solo tollerare la cultura occidentale, ma arrendersi completamente ed essa. 

Più in particolare, dovranno «credere nei diritti universali umani universali, anche per le donne e per coloro che professano religioni diverse», credere «nell’eguaglianza di tutti di fronte alla legge», credere nella «democrazia e nel diritto dei popoli di eleggere i propri governanti» e sulla base di tutto questo «incoraggiare l’integrazione o il separatismo». Cameron si riferisce specificamente a quelle comunità musulmane che sono presenti nel Regno Unito ma che «sono ambigue sui valori britannici». I governi, insomma, dovrebbero diventare più furbi nel trattare contro coloro che «pur non violenti, sono in alcuni casi parte del problema». Ovvero parte del terrorismo. Ovvero musulmani, in generale. La colpa imputata ad alcune organizzazioni musulmane, di cui pure non viene fatto il nome, sarebbe quella di insinuarsi in Occidente presentandosi come comunità non integraliste, che però in realtà avrebbero l’obiettivo preciso  di creare sacche di “adepti” pronti a sostenere operazioni terroristiche. 

Il premier si lamenta con quelle della Gran Bretagna e, pur evitando di definirle palesemente fondamentaliste, afferma senza mezzi termini che «fanno poco per combattere l’estremismo». E propone la ricetta. «Niente soldi pubblici a chi non può rispondere ai requisiti» imposti dai dettami occidentali sui diritti umani. «Allo stesso tempo», aggiunge, «dobbiamo impedire a questi gruppi di raggiungere le persone in istituti finanziati pubblicamente, come università e prigioni anche se qualcuno, senza considerare le conseguenze, dice che ciò è incompatibile con la libertà di parola e di espressione intellettuale (... ). Noi cerchiamo di dare voce a quei seguaci dell'Islam nei nostri paesi - la grande maggioranza spesso inascoltata - che disprezza gli estremisti e la loro visione del mondo». 

Cameron si guarda bene dallo specificare sia le organizzazioni musulmane “regolari” sia quelle “nel mirino”. Ma sono in molte ad aver manifestato il loro dissenso. Come il gruppo anti estremista, Muslims4Uk che giudica le osservazioni del premier «mal ponderate e profondamente paternalistiche. La stragrande maggioranza dei musulmani del Regno Unito sono orgogliosi di essere britannici ed esterrefatti per le buffonate di un piccolo gruppo di estremisti. Ma altrettanto sicuramente non saranno soddisfatti della sua lezione in materia di integrazione». Dissenso anche, e soprattutto, da parte del Muslim Council of Britain, una fondazione che in Gran Bretagna rappresenta circa due milioni di musulmani e che in passato è stata accusata di essere troppo vicina al partito Laburista di Tony Blair. Il discorso viene definito «deludente», perché ancora una volta «considera la comunità musulmana parte del problema e non parte della soluzione». 

In effetti, quello di Cameron tutto sembra tranne che un contributo utile a risolvere il problema del fondamentalismo islamico, radicato proprio nella convinzione di non doversi sottomettere in alcun modo ai dettami dell’Occidente. Se di ambiguità si parla, forse l’accusa andrebbe indirizzata anche al premier. Soprattutto se si inquadra meglio la tempistica del suo intervento alla conferenza tenuta a Monaco di Baviera. Nello stesso giorno, infatti, a Luton c’è stata una manifestazione anti-islamica del movimento di estrema destra English Defence League. Richard Howitt, eurodeputato laburista che rappresenta Luton ha poi specificato che «parlare di liberalismo muscoloso giustifica il clima di minaccia, paura e violenza». Che potrebbe avere delle ripercussioni anche in Medio Oriente, dove le manifestazioni contro i regimi sostenuti dall’Occidente sono finora laiche, e perciò poco inclini ai disordini tipici del fondamentalismo islamico presente in quell’area. Finora, appunto.

Pamela Chiodi

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