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Celentano no nuke: tocca ai cittadini. Ora o mai più - FREE

Il cantante e showman scrive al Corriere della Sera e dice la sua sul nucleare. Una dura requisitoria contro i politici alla Berlusconi e alla Casini. Un vero e proprio appello a partecipare al referendum e a votare contro i programmi governativi che spacciano le centrali atomiche come una risposta indispensabile al problema dell’energia

di Andrea Bertaglio

In Giappone l’incubo continua. Terremoto, tsunami ed ora la catastrofe nucleare. Eventi terribili, che uno dopo l’altro hanno messo in ginocchio quella che fino a pochi giorni fa era una potenza economica e tecnologica. Anche l’Unione Europea, ormai, non può che ammettere che si è a «rischio apocalisse», rimettendo così in discussione il suo stesso futuro atomico. Il governo italiano, invece, si limita a qualche ripensamento di facciata in attesa di tornare alla carica. Il nuovo referendum per evitare il ritorno al nucleare risulta così essere l’ultima speranza per gli italiani: «Non votare sarebbe un suicidio», afferma Adriano Celentano dalle pagine del Corriere della Sera. 

«Settantamila case distrutte, un milione di sfollati e cinquemila dispersi in quel florido Giappone, che nel giro di 6 minuti è improvvisamente precipitato nel buio più scuro, fra terremoto e tsunami». Sono queste le parole dello showman che, in una lettera al direttore del quotidiano milanese, ricorda come il Paese del Sol levante si trovi ora a dovere affrontare l’incubo delle radiazioni letali pendenti sulla testa dei giapponesi. E sembra non credere alla malafede di Chicco Testa, ex presidente di Legambiente ed attuale presidente del Forum nucleare italiano, quando spavaldo ha tuonato sulla “tenuta” della centrale di Fukushima (per poi fare penosamente marcia indietro, travolto sia dalle critiche che soprattutto dagli eventi). Ma «La cosa più incredibile – scrive il “Molleggiato” – è lo stato di ipnosi in cui versano gli italiani di fronte ai fatti sconcertanti di una politica che non è più neanche politica, ma piuttosto un qualcosa di maleodorante e che di proposito vorrebbe trastullarci in uno stato confusionale».

Un Paese “narcotizzato”, denuncia l’ex Ragazzo della via Gluck, in cui «sempre di meno si potrà distinguere il bene dal male, le cose giuste da quelle ingiuste». Una caratteristica, quella del Belpaese, che permette a Berlusconi di andare avanti imperterrito con il suo programma nucleare, mentre il mondo intero (Cina inclusa), si interroga seriamente sul dramma che sta investendo non solo il Giappone, ma il mondo intero. «Chi se ne frega della sovranità popolare!» che nell’87 decretò la chiusura delle centrali italiane, commenta con amaro sarcasmo l’attore e cantante milanese. 

Ma di critiche Celentano non ne fa solo a Berlusconi, e si rivolge anche a Casini ed il Terzo Polo: «Caro Casini, che tu fossi un nuclearista convinto lo sapevamo tutti e io rispetto la tua opinione, anche se è orribile. Ma a dirlo proprio in questo momento, non pensi che tu abbia dato una sberla sui denti al tuo elettorato?». Ed aggiunge: «Tralasciando il piccolo particolare che l’Italia è uno dei Paesi a maggior rischio sismico, come tu sai, le radiazioni sono pericolose non soltanto perché si muore, ma per il modo in cui si muore: una sofferenza di una atrocità inimmaginabile». Ed accusa, come ormai in pochi si prenderebbero la briga di fare: «La verità è che tu e Berlusconi siete degli ipocriti marci. Lo sapete benissimo che, per quanto sicure possono essere le centrali atomiche, anche di decima o di undicesima generazione, il vero pericolo sono soprattutto le scorie radioattive, che nessuno sa come distruggere e che già più di mezzo mondo ne è impestato». «Lo sapete benissimo – insiste il “Molleggiato” – e ciò nonostante continuate a ingannare i popoli promettendo loro quel falso benessere che serve solo a gonfiarvi di Potere e ad arricchire le vostre tasche». 

Ora, questo non significa che Celentano debba diventare il nuovo idolo delle masse. Ma sentire una persona con la sua notorietà, e la sua popolarità, prendere fermamente posizione contro l’arroganza e l’ottusità del governo e dei nuclearisti italiani (oltre che citare il Forum italiano Movimenti per l'acqua, “di cui nessuno parla, tranne illoro sito”), fa stare decisamente meglio, nel surreale contesto italiano. Almeno per un po’, ossia fino a quando, nella stessa lettera, l’attore “promuove” il sindaco fiorentino Matteo Renzi. Che sì, ha messo la sua città sotto la tutela ambientale di “Casa Clima”, l’autorità di Bolzano per l’edilizia ecologica, ma come “nuovo che avanza” lascia parecchio a desiderare. Anche solo per essersi già recato a cena nella villa di Arcore di Berlusconi. 

Il governo cerca di ostacolare questo referendum, indetto solo a giugno, «quando la gente va al mare», mettendo così in pericolo il raggiungimento del quorum. È per questo, però, che Celentano conclude opportunamente il suo messaggio, rivolgendo agli italiani «non un appello, ma una preghiera» perché si vada a votare: «Una preghiera che non è rivolta ai politici. Loro non sanno quello che fanno. Per cui mi rivolgo a tutti quelli che invece li votano i politici. Di destra, di sinistra, studenti, leghisti, fascisti e comunisti, per il vostro bene, non disertate il referendum». «Questa volta sarebbe un suicidio», avverte Celentano: «Dobbiamo andare a votare anche se il governo spostasse la data del referendum al giorno di Natale. Non sia mai che prendiate sotto gamba questi referendum: saremmo spacciati». 

Tocca quindi ai cittadini. A noi cittadini: ora o mai più.

 

Andrea Bertaglio

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