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Squatter. Gli “acchiappa-case” - FREE

Esistono anche altrove, e anche qui in Italia, ma in Inghilterra godono di una legislazione di assoluto favore: loro occupano un immobile, rimasto vuoto anche solo per qualche giorno, e la polizia si limita a invitarli ad andarsene. Una pacchia, finché dura    

di Marco Lambertini

Simpatici? A prima vista sì, specialmente se non si è proprietari di case e se non ci si identifica con quelli che il fenomeno lo subiscono. Oppure se si pensa che a essere colpiti siano solo i più ricchi, come ad esempio il regista Guy Ritchie, noto più per il suo matrimonio, già fallito, con Madonna che non per i suoi film: mentre lui era fuori Londra gli squatter gli hanno occupato l’attico. E come sempre avviene in questi casi, grazie alle norme che regolano la questione in Inghilterra e nel Galles, non si sono dovuti preoccupare più di tanto delle conseguenze. Tutto quello che rischiano è la restituzione dell’immobile, previo invito delle autorità a sloggiare. 

Invito? Esatto. Lo sgombero coatto non è previsto, se non al termine di un iter formale a carico del proprietario. Che deve avviare una vera e propria azione giudiziaria e attendere pazientemente che arrivi in porto. Astenendosi, nel frattempo, da qualsiasi atto di forza contro gli indesiderati “inquilini”. In caso contrario, infatti, sarebbe lui a passare dalla parte del torto e a essere passibile di sanzione, dalla multa fino all’arresto.

Finora è stato così, tanto è vero che esistono associazioni specializzate che operano alla luce del sole e che provvedono a coordinare le occupazioni degli squatter, indicando i possibili obiettivi e fornendo l’assistenza legale che si rendesse necessaria. Ma adesso le cose potrebbero cambiare. Non tanto perché il Sunday Telegraph, edizione domenicale del vendutissimo The Daily Telegraph, abbia lanciato la campagna “Stop the squatters”, ma perché si sta muovendo anche la politica e, soprattutto, perché l’anomalia è talmente macroscopica che ha dell’incredibile. C’è anzi da chiedersi come mai abbia potuto sopravvivere fino a oggi, nonostante il liberismo imperante a partire dagli anni Ottanta.  Quando, con l’avvento della Thatcher, venne impressa al Regno Unito una svolta economica di stampo reaganiano, sancita dal modo spietato con cui la Lady di ferro riuscì ad avere ragione dei minatori in lotta, guidati dal pur combattivo (e smaliziato) Arthur Scargill.

Già oggi, del resto, la normativa scozzese è di tutt’altro segno e persegue le occupazioni come un vero e proprio reato, comminando multe e persino il carcere. Ammesso però che l’Inghilterra e il Galles si adeguino a questo atteggiamento restrittivo, in un futuro non troppo lontano, al problema attuale se ne sostituirebbe un altro, che dal punto di vista dell’establishment potrebbe risultare ancora peggiore. La percezione diffusa di un divario sociale che si irrigidisce ancora di più, aumentando la tutela di chi ha già molto, o moltissimo, a scapito di chi non ha niente. 

La spiegazione dell’anomalia, probabilmente, è proprio questa. Nessuna disattenzione e nessuna inerzia. Ma un calcolo razionale, e cinico, dei costi e dei benefici. Una concessione relativamente marginale – visto che alla fine gli immobili vengono comunque restituiti ai legittimi proprietari – per non esasperare il senso di disagio e di ingiustizia. La legge ostenta la sua magnanimità e chiude un occhio. Ma è davvero benevolenza, o sta prendendo la mira? 

 

Marco Lambertini

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