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Disastro Bp: le cifre della marea nera

Più di 11 mila tonnellate di petrolio e gas al giorno, ovvero 59 mila barili per tutti i tre mesi di durata dell'incidente nel Golfo del Messico. Per un totale di cinque milioni di barili. È l’enorme quantità di greggio sprigionatasi dalla falla provocata dall’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon nell’aprile 2010. A rivelarlo, confermando le prime stime effettuate, è uno studio pubblicato dalla rivista Pnas, secondo cui in totale sono stati sversati in mare ben 5 milioni di barili di petrolio.

«Con questo studio abbiamo usato i dati disponibili per capire meglio cosa è andato dove e perché», afferma il ricercatore Thomas Ryerson: «Un approccio mai usato prima e che potrà essere molto utile in futuro». Secondo gli scienziati, già dall’inizio gas e petrolio si sono separati in tre frazioni: una sottomarina, composta da minuscole gocce di metano e benzene; una visibile in superficie, con le sostanze più pesanti; ed una aerea, causata dall'evaporazione delle sostanze chimiche e dei diversi idrocarburi.

Secondo l'Università californiana di Santa Barbara, gli idrocarburi della frazione sottomarina sono stati quasi completamente “mangiati” dai batteri presenti in quelle acque, grazie soprattutto alle correnti circolari del Golfo che hanno portato intere colonie di questi microrganismi a tornare anche più volte nei pressi della falla. 

Una tesi affascinante che, però, sembra avere più l’intento di distrarre dall’effettiva gravità dell’accaduto. È ben poco probabile che centinaia di migliaia di tonnellate di petrolio ed altri gas tossici si possano smaltire da soli nell’arco di poco tempo. Ma forse ci sbagliamo, e siamo solo i soliti catastrofisti.

(ab)

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