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Libia. CNT alle strette

Tempi duri per il CNT: il lungo silenzio sui fatti di Libia non è bastato a risolvere i problemi e ora anche i media embedded hanno dovuto rassegnarsi alla realtà, dando conto della profonda crisi in cui versa il movimento “rivoluzionario”.

Dopo che il CNT ha subìto la protesta di piazza e che Bani Walid è di nuovo in mano ai miliziani del defunto Raìs, i cronisti troppo cauti hanno dovuto arrendersi e squarciare il velo sulla Libia, che è lungi dall’essere pacificata: anzi, è a un passo dal riaccendersi della guerra civile, dopo che fra le varie tribù si è sviluppata una lunga serie di scaramucce, di cui non si è avuta notizia.

La legge elettorale, che dovrebbe portare i libici alle urne dopo 25 anni, viene continuamente rinviata, forse nel tentativo di normalizzare la situazione e garantire un governo gradito all’occidente e controllato dalle fazioni maggioritarie del, sempre più contestato, CNT. Le dilazioni, però, stanno esasperando la popolazione.

Anche il definire “gheddafiane” le fazioni che, nonostante le smentite, sono a Bani Walid, è un tentativo di mistificare la situazione: non è un tentativo di restaurazione, ma uno scontro tribale, così come erano tribali le ragioni dell’insurrezione della Cirenaica contro la Tripolitania, che ha portato alla caduta del Raìs.

Non basta mettere a tacere le fonti di informazione per far tacere anche i fucili. In Libia è ancora guerra.

(fm)

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