No Tav: ordinanze e pugno duro. Ma la lotta continua
giovedì, gennaio 26, 2012 | Più articoli su
No tav
Ventisei ordinanze di custodia cautelare notificate in tutta Italia, da Palermo a Trento. Non grazie alla trasformazione del cantiere di Chiomonte in sito strategico di interesse nazionale, ma per gli avvenimenti del luglio scorso, quando il 1 gennaio, e la relativa militarizzazione del sito, erano ancora lontani. Una vera e propria azione di polizia che ha portato, tra l’altro, alla perquisizione dell’abitazione di Guido Fissore, un consigliere comunale di un paese della Valle di Susa, Villarfocchiardo, reo di essere uno dei sostenitori anche politici del movimento no Tav e di insegnare alle scolaresche come un cantiere può rovinare tutta una Valle, la sua bellezza, il suo ambiente, la sua economia.
Per tutti le ipotesi di reato vanno dalle lesioni alla resistenza a pubblico ufficiale e si riferiscono agli incidenti avvenuti presso il famigerato cantiere a luglio 2011, quando vennero ferite più di 200 persone tra forze dell’ordine e manifestanti.
Al di là delle responsabilità legali, è innegabile che la gestione della questione sembri una prova di forza. Una vera e propria “retata” per delegittimare un movimento che comincia ad avere più simpatizzanti che contestatori. Tutto sommato a questo serviva la famosa dichiarazione del sito come di interesse strategico nazionale: a trasformare la legittima protesta dei cittadini offesi (nel territorio e nei diritti) da un’opera da almeno 15 miliardi e dannosa per la salute e per l’ambiente, nell’espressione di violenza di un gruppo di facinorosi contrario all’interesse del Paese di “svilupparsi” tramite la creazione di una linea per il trasporto merci con un’area della Francia che oltretutto con noi scambia veramente poco.
Intanto i No Tav non si arrendono. Annunciano un raduno in Val di Susa mentre armano gli avvocati per liberare gli attivisti arrestati.
(ss)









Reader Comments (1)
"Al di là delle responsabilita legali"? Ma come al di là. "La gestione della questione sembri una prova di forza"? Ma quale gestione si sarebbe dovuta avere se si sono commessi dei reati? 200 persone ferite!
Ora: se gli strumenti "democratici" non sono più sufficienti per affermare il dissenso è una cosa.
In tal caso chi si spinge oltre sa che si possono avere delle conseguenze. Chi lo fa se ne assume il rischio. E non sono io a giudicarlo nel presupposto politico. Nemmeno, però, mi passa per la testa inquadrare il tutto come una prova di forza con valenza politica. Immaginare una procura che agisce ad orologeria, è talmente riduttivo, che banalizza la lettura dei fatti.
Gentile Santolini, è opportuno conoscerlo il diritto. quando scrive di diritto.