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Carezze dalla Ue, rimbrotti da Moody’s

Se l’economia italiana fosse una pagella – e i tempi più o meno collimano, perché a fine gennaio si tirano le somme del primo quadrimestre – al momento staremmo messi così: andiamo forte in condotta, perché abbiamo cominciato ad assomigliare a come ci vogliono i docenti, dal preside Mario Draghi in giù, ma continuiamo a fare schifo nelle materie vere e proprie. Quelle, come si dice a scuola (e anche, per una bizzarra coincidenza, in campo economico), in cui conta il profitto.

Così, anche oggi si ripete la medesima scissione tra i due aspetti, che alla lunga finiranno certamente per ricongiungersi in un’apoteosi di impegno e di risultati, ma che per ora ci lasciano in mezzo al guado delle nostre innumerevoli difficoltà. Da un lato, dunque, raccogliamo l’apprezzamento di un professorone di peso come il  presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker, che ci gratifica di un cortese, nelle intenzioni, «Mi sembra che l'Italia abbia ritrovato il cammino della ragione», il che è come dire che finora eravamo degli psicolabili. Dall’altro, ahinoi, ci becchiamo l’ennesima ramanzina delle agenzie di rating, e più specificamente di Moody's, riguardo alla contrazione del Pil alla quale stiamo andando incontro nell’anno in corso e che, secondo le previsioni degli eccelsi analisti d’Oltreoceano, dovrebbe aggirarsi intorno all’uno per cento. Infatti, se mai a qualcuno fosse sfuggita questa complessa correlazione, il decreto cosiddetto “Salva Italia” «ridurrà il reddito disponibile delle famiglie attraverso un taglio dei trasferimenti e un aumento delle tasse».

D’altra parte, al di là delle lodi di cui sopra, analoghe preoccupazioni sono condivise anche dal succitato Juncker, e non riguardano soltanto il nostro sciagurato staterello di mentecatti in terapia intensiva, ma l’insieme della Ue, visto che «l'Europa è sull'orlo di una recessione tecnica e le previsioni macroeconomiche non sono buone». C’è davvero da allarmarsi? Sì e no. Per nostra fortuna il valente Juncker non si limita a osservare il disastro incombente, o in pieno svolgimento, ma ha già delle idee assai precise su come uscire dal pantano: «credo che si dovrebbe ora portare l'attenzione sulla creazione della crescita».

Una rivelazione. Speriamo che non si fermi al cosa e ci spieghi anche il come. Il capoclasse Mario Monti prenderà appunti, nell’interesse di noialtri asinacci, e il miracolo sarà compiuto. Dopo di che, a nome di tutta la scuola (le Elementari Francoforte), sarà un piacere scrivere una letterina a Moody’s, o a Fitch, o a Standard & Poor’s, e dire loro che si sono sbagliati. Non abbiamo solo il grembiulino stirato di fresco, e la cartella strapiena di imposte, e il cestino della merenda bello vuoto così diventiamo anche più magri. Macché. Nelle nostre testoline vuote sta affluendo il Sapere di chi controlla la Ue, e la Bce, già da tanto tempo. Con gli esiti brillantissimi che conosciamo.

(fz)



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