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Varsavia sempre più euroscettica

Che la Polonia, come l’Inghilterra, abbia sempre, di fatto, remato contro l’Europa, e non solo contro la UE, non è un mistero, ma questa volta non le si può dar torto.

I crescenti dubbi sull’ingresso nell’Euro mossi dal governo polacco, che ha deciso di dare un deciso colpo di freno alle procedure di ingresso nella moneta unica, dimostrano una volta di più come questa moneta sia nata male e anziché unire il continente lo abbia diviso, anzi spartito fra le Banche e i poteri forti.

Non una delle critiche mosse da Varsavia al funzionamento dell’Eurozona è immotivata, ma fra tutte spicca quella mossa dal ministro degli Esteri Radoslaw Sikorski: “La Polonia ha paura dell’inattività della Germania più che del suo potere”.

La richiesta più importante e significativa è, però, quella di modifica del famigerato Trattato di Lisbona, irrinunciabile ed imposto ai popoli, ma, come l’euro, nato male: l’articolo 50, infatti, disciplina l’uscita dall’Unione, ma nulla viene detto a proposito dell’uscita dall’Euro, come questo fosse una camicia di forza imposta ai popoli che follemente hanno accettato di aderirvi.

L’Europa non ha bisogno di una moneta unica, ma di una moneta sovrana, che unisca i popoli e non i mercati.

(fm)

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