Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Anche Newsweek dà l’addio alla carta

A dare l’annuncio è direttamente Tina Brown, la direttrice di Newsweek, il settimanale di riferimento per gli Stati Uniti, insieme a “Time”: arrivati a dicembre, addio versione cartacea. A partire da gennaio 2013 si passa sul web, dopo ottant’anni di storia raccontata su carta. Il nuovo formato cambierà anche nome, si chiamerà “Newsweek Global”, sarà leggibile su PC, tablet, smartphone, dietro il pagamento di un abbonamento. Significativamente, la direttrice ha dato il suo annuncio direttamente dal sito web del periodico.

Ma questa è una buona o una cattiva notizia? Sicuramente è cattiva per i dipendenti diretti e quelli dell’indotto del settimanale. Il passaggio dalla carta al web comporta sempre, cosa già nota dalle esperienze passate, un taglio radicale dei costi, compresi quelli del personale. Giornalisti e poligrafici (nel nostro Paese, almeno, si chiamano così) che finiranno a spasso devono la situazione al progresso tecnologico e al cambiamento dei costumi, in fatto di fruizione dell’informazione.

I commentatori americani fanno notare, ad esempio, come sempre di più i vecchi e sporchi giornali nelle sale d’attesa dei medici vengano sempre più ignorati, e i pazienti leggano il loro quotidiano o periodico preferito sul proprio tablet o smartphone. Uno spettacolo che, con il digital divide che abbiamo e l’età media degli italiani, richiederà ancora una decina d’anni per manifestarsi anche da noi. Ma è comunque segno di una tendenza probabilmente irreversibile, che finirà per relegare la carta nello stesso ruolo marginale, per puristi, che oggi nella discografia è riservato al vinile.

Newsweek non è il primo che migra sul web. Sono esperienze sempre più frequenti, non sempre dettate dalla necessità operare tagli di bilancio: è una forma mista di adattamento ai nuovi scenari e di rincorsa di un mercato che lentamente sta prendendo piede. Tanto lentamente quanto è forte (ed è fortissima) la resistenza dei media tradizionali ad abbandonare il proprio supporto di elezione, sia esso la carta o lo schermo televisivo. Chi oggi decide coraggiosamente di abbandonare la tradizione per gettarsi nel nuovo, cerca un posizionamento anticipato rispetto alla concorrenza, rinunciando all’oggi in vista di una collocazione consolidata domani.

Mentre infatti ora il Time continuerà ad uscire in cartaceo, agganciando un’utenza via via in estinzione, con un sito internet di mero supporto, Newsweek aggredirà il mercato degli utenti giovani, o di quelli meno giovani che hanno saputo aggiornarsi, usando il proprio portale con la potenza e l’esperienza di un settimanale ora in grado di dare le notizie quando queste avvengono. Inevitabilmente, basandosi sugli abbonamenti, dovrà garantire un taglio pienamente riconoscibile e una capacità di approfondimento unica, non reperibile altrove in Rete. Conterà cioè su lettori fidelizzati, a cui dovrà dare una sua qualità riconoscibile.

In altre parole, non ci sono più scappatoie, quando passi dalla carta al web. Le risorse si riducono all’osso, perché lì la pubblicità è pagata per quel che vale, ossia quasi nulla, e dunque si deve garantire una linea editoriale chiara, netta, precisa, riconoscibile, sperando che abbia mercato. E nel contempo si deve abbassare notevolmente l’asticella delle aspettative sulla capacità remunerativa del tuo prodotto, che in Rete deve vedersela con una concorrenza diffusissima e accanita. In larghissima maggioranza, peraltro, per ora gratis.

Il percorso di Newsweek, che presto o tardi coinvolgerà tutte le pubblicazioni attualmente su carta (il prossimo in lista, imminente, pare che sia l’inglese “The Guardian”), era quasi scontato. Tina Brown, infatti, suo attuale direttore, è anche la fondatrice di “The Daily Beast”, un aggregatore web di notizie dove solo un terzo dei contenuti è originale, mentre il resto è una raccolta scelta tra pezzi scritti da altre redazioni. Insieme a pochi altri è uno dei siti d’informazione di riferimento negli USA, oltre che il decimo blog al mondo, nel settore. Solo due anni fa il giovincello The Daily Beast, che oggi arriva ad avere 15 milioni di contatti unici al giorno, aveva acquisito il decrepito Newsweek, ed era fatale che finisse per insegnargli a fare business in Rete.

È chiaro che queste dinamiche, ancora, facciano arricciare il naso a molti. Noi stessi, qui al Ribelle, l’abbiamo arricciato quando abbiamo deciso di passare a una versione solo on-line, consapevoli che il mercato italiano dei lettori, oltre ad essere meno che esiguo, ha ancora poca dimestichezza con i mezzi telematici. Ma noi, oltre che per il servizio fatiscente delle Poste Italiane che spedivano il mensile e ci ha imposto tale scelta, come Newsweek, come l’Enciclopedia Britannica e tanti altri, abbiamo però anche intuito la sfida portata all’informazione dalle nuove tecnologie. Chi decide di coglierla è chiamato a produrre la propria qualità, senza fronzoli o scappatoie, e una riconoscibilità responsabile di fronte a se stessi e ai lettori. Al netto dell’emorragia di posti di lavoro che il processo purtroppo comporta, si tratta comunque di un cambiamento epocale denso di aspetti plurali e positivi. Sfruttabili però soltanto con una diffusa e intelligente alfabetizzazione informatica. Che, ovviamente, in Italia è del tutto latitante.

Davide Stasi

I nostri Editori

Spagna: studenti e genitori in piazza contro l'austerità

Rassegna stampa di ieri (18/10/2012)