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DRAGHI: FATEVI AVANTI, NAZIONI ALLO STREMO

La conferenza stampa è sul tasso di sconto, immutato, ma ci scappa uno spot per il Piano anti-spread

Sembra una constatazione di fatto, ma è più verosimile che sia un auspicio. Nell’ottica della Bce, naturalmente. Ovverosia della Trojka.

Mario Draghi ricorda che il piano antispread è pronto e che, adesso, spetta ai governi chiederne l'applicazione. Ciò che si astiene dal ricordare, invece, sono gli obblighi cui va incontro chi dovesse decidere di avvalersene. Un mese fa egli stesso li ha definiti «strette condizioni», e detto da uno come lui, che di certo non usa le parole a caso e senza ponderarne attentamente il significato e l’impatto, l’espressione va presa alla lettera.

Al contrario della vulgata governativa e mediatica, infatti, la vera ragion d’essere del Piano antispread (e ancora prima, quindi, dello spread) non è affatto il salvataggio degli Stati in difficoltà, ma il loro asservimento. Prima li si spinge nel pantano del debito pubblico e della recessione, a forza di manovre speculative e di altre tattiche più o meno scorrette, e poi li si pone di fronte all’aut-aut: volete che vi abbandoniamo in mezzo alle sabbie mobili, o preferite attaccarvi, sia pure con qualche nodo ben stretto, alla fune che vi gettiamo?

Oggi, tra le righe, Mario Draghi ribadisce il messaggio. La fune è pronta. E non vede l’ora che qualcuno la afferri.

(fz)

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