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Che Guevara, la morte di un rugbista

45 anni fa, in Bolivia, cadeva, vittima della CIA, Ernesto Guevara detto il “Che”, simbolo della rivoluzione cubana prima e poi di tutte le lotte per la libertà dei popoli, sia dall’oppressione straniera che dal capitale. Un simbolo che ancora resiste e riesce ad essere trasversale, piaccia o no, sia a destra che a sinistra o dovunque le parole libertà e rivoluzione vengono coniugate insieme.

Un mito che ha saputo resistere allo sputtanamento del marketing delle magliette indossate troppo spesso a vanvera o da gente che nulla ha o aveva a che vedere con ideali e metodi del “Che”, e che resisterà anche ai troppi coccodrilli di oggi. Per questo noi preferiamo ricordare la sua morte come quella di un rugbista – e l’asmatico Ernesto “Chanco” Guevara, nato in Argentina il 14 maggio 1928, era un’eccellente ala sinistra – perché com’è noto: un rugbysta non muore mai, al massimo passa la palla. E la sua è una palla che va raccolta e portata in meta, non rimpianta.

(fm)

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