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STRANO: I GRECI NON ACCLAMANO LA MERKEL

Ad Atene proteste e scontri. E chi le riduce a violenze di facinorosi non ha capito cosa si prepara

Decine di migliaia di cittadini in piazza, a protestare contro il disastro economico, e migliaia di agenti in assetto antisommossa, a garantire un ordine pubblico che ormai è solo una patina superficiale per nascondere la tragedia collettiva.

I cittadini che sono lì per fare l’ultima cosa che è loro rimasta prima di prendere decisioni più definitive, ancorché di segno opposto: o arrendersi alla schiavitù imposta dalla finanza internazionale, che prima ha corrotto la classe dirigente greca e poi ha preteso che a pagare il conto fosse l’intera popolazione, oppure alzare il livello dello scontro, e passare dai tafferugli a qualcosa di molto più duro. Sistematico. Cruento.

I poliziotti che per ora fanno il loro mestiere e brandiscono i manganelli e sparano i lacrimogeni, ma che in fin dei conti sono cittadini a loro volta e che, di fronte a un’eventuale escalation, dovranno chiedersi da che parte vogliono stare.

E sullo sfondo, invece, i salamelecchi reciproci fra la Cancelliera tedesca e il premier ellenico. Dice Samaras: «La Grecia è pronta a rispettare i suoi doveri e non chiede altri soldi». Replica la Merkel: «In Germania tutto il governo ed il Parlamento hanno fiducia in quello che la Grecia può fare. Ma la Grecia deve fare la sua parte».

I potenti si stimano, si danno ragione l’un l’altro, e intanto si preparano a ulteriori saccheggi.

Il popolo è altrove.

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