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Centristi e affini, a tavola a guidare la conversazione

C’è un gran trafficare in quel luogo politicamente abbietto che è il cosiddetto “centro” italiano. Antonio Polito, firma del Corriere che regolarmente noi s’ignora ma che talvolta è utile leggere per rendersi conto fino a dove può spingersi il benpensantismo moderato, ieri ne azzeccava una e scriveva che dalla dialettica Destra-Sinistra ottocentesche passando per Giolitti e la Democrazia Cristiana fino al berlusconismo, l’Italia ha conosciuto i suoi migliori periodi di governabilità grazie a coalizioni d’interessi mediane e maggioritarie, poste al Centro dello scacchiere politico, tagliando fuori le estreme. Il quesito di ieri e di oggi è: governare per chi, in nome di che cosa, verso quali obbiettivi? Le manovre di questi giorni, fra Montezemolo, Fini, Casini guardando a Lui, il Monti salvatore della patria, ci dicono che la melassa centrista risponde agli eterni desiderata del conservatorismo nazionale, o per meglio dire sovranazionale: finanza, banche, Vaticano, multinazionali. Che poi nient’altro sono che gli ispiratori e sponsor del governo bocconiano. 

di Alessio Mannino Per Abbonati

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