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Estradato in Arabia Saudita. Per blasfemia

Il giornalista e blogger Hamza Kachgari, 23 anni, rischia la pena di morte per blasfemia, dopo essere stato estradato dalla Malesia all’Arabia Saudita, sua patria di origine.

La “colpa”, se così può essere chiamata, di Kachgari è di aver twittato un dialogo immaginario con Maometto. Nulla di particolarmente offensivo, almeno per chi è abituato alla libertà di espressione e di opinione: ma adottando il metro saudita la Chiesa avrebbe avuto motivo di mettere al rogo Vauro, dopo aver riesumato le più spietate torture del più bieco periodo dell’inquisizione.

Anche i meccanismi per i quali l’islamica Malesia lo ha estradato sono discutibili ed alieni ai principi degli stati di diritto, senza neppure dover scomodare democrazia o diritti dell’uomo: il “reato” non è stato consumato in Arabia e quindi avrebbe dovuto essere punito nel “locus commissi delicti”.

Le autorità malesiane hanno invece dichiarato che il loro paese estrada i cittadini stranieri su richiesta di quello di origine e che, essendo uno stato a maggioranza musulmano, tengono a mantenere buoni rapporti diplomatici con i sauditi. Sauditi che, con somma coerenza, invocano i diritti dell’uomo in Siria, ma li calpestano sul proprio territorio in maniera peggiore dei vari Assad o Ahmadinejad. I quali però, si sa, sono degli eretici sciiti di cui sbarazzarsi.

A fronte della assurda sentenza, che grava sul capo di Kachgari per aver commesso un fatto che ripugna considerare come delitto, si è prontamente mobilitato quel popolo web che nella retorica corrente avrebbe scatenato il vento di libertà che ha mosso la primavera araba: 18 mila internauti hanno sottoscritto la petizione lanciata su Facebook nella pagina «Il popolo saudita vuole l’esecuzione di Hamza Kachgari». C’è di che rabbrividire.

Le speranze per il “bestemmiatore” sono poche. L’unica pare sia che le autorità saudite riconoscano il carattere benigno del dialogo immaginario col profeta e che ritengano persecutoria la campagna web mossa contro il giornalista. Difficilmente, però, si muoverà in suo aiuto una campagna in occidente a sostegno del blogger: non può essere strumentalmente usata contro stati canaglia tipo Iran, ma andrebbe, anzi, a disturbare un paese che aiuta gli USA nell’esportazione della democrazia.

Ferdinando Menconi

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