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Siria. Il ruolo sunnita di Al Qaeda

Lo scenario siriano si è fatto ancora più chiaro dopo la discesa in campo di Al Qaeda ed i suoi contorni di guerra di religione, nelle cui pieghe si annidano gli interessi del nuovo Sultanato turco dell’America Saudita, sono fin troppo palesi, salvo che per i media embedded e le suorine dell’umanitarismo a tutti i costi.

Al-Zawahiri, l’erede di Bin Laden, ha dichiarato che il regime di Assad è anti islamista e che in Siria deve nascere uno Stato «che cerchi di liberare il Golan e che continui la sua jihad fino a issare le bandiere della vittoria sulle colline usurpate di Gerusalemme»: un alleato scomodo, almeno in apparenza, per gli USA e per chi sostiene che in Siria sia in corso solo una rivolta popolare per la libertà.

Al Qaeda ha poi lanciato un appello ai sunniti di Turchia, Giordania e Libano, di sollevarsi per costringere ad un intervento contro il regime sciita di Damasco, dopo che, nelle scorse settimane, aveva dichiarato che il nemico numero uno dell’organizzazione era il regime sciita di Teheran. L’organizzazione sta quindi seguendo una politica convergente con gli interessi statunitensi. Proprio come è accaduto quando in Afghanistan la CIA sponsorizzò Bin Laden contro il regime laico, eletto dal popolo, di Kabul in funzione antisovietica, decretando l’inizio dell’organizzazione “terroristica” cui rimase alleata fino alla guerra in Kossovo.

La crisi siriana ha assunto connotazioni ormai abbastanza chiare per chiunque non voglia essere cieco e che confermano, se ce ne fosse ancora bisogno, che non vi è nulla di umanitario nella libido interventista.

(fm)

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