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“Anonymous” scatenati in Italia

Tutto è iniziato con una frase pubblicata sul sito www.vajont.info, il primo esistente sul web per documentazione relativa alla tragedia che, nel 1963, cancellò il paese di Longarone dalle mappe, portandosi via più di 2000 vite. Un sito molto attivo su tanti fronti di impegno civico e politico, oltre che su quello documentale. La frase pubblicata sulla piattaforma recuperava in parte una nota dichiarazione di Peppino Impastato, l’attivista di Cinisi ucciso dalla mafia nel 1978, secondo cui «la mafia è una montagna di merda». La versione di vajont.info era: “E se la mafia è una montagna di merda... i Paniz e gli Scilipoti sono guide alpine!”.

Geniale, dissacrante e verosimile, come tutta la satira dovrebbe essere. Purtroppo Paniz e Scilipoti, due tra i maggiori statisti che al momento allignano nel nostro parlamento, non l’hanno presa in ridere, e hanno depositato un esposto alla magistratura. Che gli ha dato ragione, ordinando, tramite il GIP Aldo Giancotti, la chiusura del sito. L’iniziativa ha fatto il giro della Rete, che non ha apprezzato il gesto, e i due, già ben poco amati, sono finiti al centro delle contumelie di tutti gli internauti italiani. Il grido d’indignazione dev’essere stato piuttosto forte, visto che ha raggiunto i famigerati “Anonymous”.

Gli “Anonymous” sono un’organizzazione internazionale di pirati informatici che, sotto l’effige di Guy Fawkes stilizzata per il film “V per Vendetta”, rendono giustizia a modo loro al sistema che sta opprimendo pressoché l’intero mondo. E lo fanno “craccando” i siti istituzionali di organizzazioni governative, politici e corporate. In termini informatici “craccare” significa inserirsi in uno spazio informatico teoricamente protetto e sconvolgerne i contenuti, magari inserendone di propri. In ogni paese Anonymous ha degli affiliati, smanettoni geniali capaci di nascondersi dietro server criptati sparsi per il mondo.

Per molti rappresentano la resistenza del nuovo millennio, il che è ragionevole vista la crescente rilevanza che stanno assumendo le attività in Rete. Per le autorità sono, appunto, semplici pirati, devastatori informatici da perseguire. Nonostante le penetrazioni in sistemi informatici teoricamente a prova di bomba (negli USA sono riusciti a craccare il sito dell’FBI, per ritorsione alla chiusura di Megaupload, e a intercettare conversazioni tra servizi segreti USA e inglesi proprio sul tema della repressione di Anonymous), nessuno è però ancora riuscito a intercettarli. Anzi, la loro rete sembra espandersi e diventare di giorno in giorno più audace.

E proprio in occasione della chiusura del sito sul Vajont, la sezione italiana ha deciso di farsi viva. A farne le spese il sito istituzionale di Maurizio Paniz, la cui homepage ora risulta “in costruzione”, e la parte pubblica è tutta da vedere. Sullo sfondo di Guy Fawkes, e in un contesto che ricorda le schermate di “Matrix”, dopo un beffardo saluto cortese, viene riportata chiaramente la frase incriminata sulla “montagna di merda” e le guide alpine. Firmato “Anonymous Italy”. L’operazione ha determinato una standing ovation in tutta la Rete italiana. Qualcuno, da buon osservatore, ha notato che quello sul sito di Paniz poteva essere solo l’inizio. Vicino alla firma appare infatti la dicitura “OperationItaly”.

E che si tratti di una vera e propria operazione d’attacco coordinata appare chiaro quando a venire craccato è il sito di “Miss Padania”, il grottesco concorso di bellezza per i celti de noantri. Pochi giorni dopo la sortita sul sito di Paniz, il marchio di Anonymous deturpa la homepage del sito leghista. Questa volta si riporta una definizione sferzante della Lega data tempo fa da Beppe Grillo. Uno sbeffeggio sacrosanto che occupa la pagina web del concorso per giorni. A buon peso, Anonymous attacca e sfregia contestualmente anche la pagina web di Raffaele Fitto, ma di questo se ne accorgono in pochi, probabilmente per l’irrilevanza del personaggio.

Una nuova apoteosi si ha oggi, con l’incursione sulla pagina della parlamentare UDC, nonché fondamentalista cattolica, Paola Binetti. Quella che giustificò l’uso del cilicio, per intenderci. E non è una battuta. Al momento, diversamente da prima, la homepage della Binetti merita decisamente di essere visitata. Per evitare che il sito venga ripristinato e l’azione degli Anonymous venga dimenticata, vale la pena di salvare e dare un’occhiata allo screenshot, qui. (Tranquilli: è solo una foto, guardandolo non incrementate i dati sui visitatori unici del sito della Binetti).

Ancora, in questo caso, Anonymous annunciano che l’azione di disturbo continuerà. L’attacco a personaggi di basso o bassissimo livello nella politica italiana sa di test per obiettivi più grandi. Da un lato, resta da capire se la sezione italiana ha collegamenti (ma speriamo di no), e quali siano, con il mondo che circuita attorno a Beppe Grillo, i cui toni vengono recuperati in parte anche nello sbeffeggio alla Binetti. Dall’altro, non resta che godersi lo spettacolo annunciato del “Fuck Politicians February”.

Davide Stasi

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