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Genocidio armeno. Passo indietro della Francia

Sembrava che la Francia fosse riuscita nel profondo atto di giustizia di equiparare tutti i genocidi, in particolare quello ebraico e quello armeno, approvando un’importante legge contro tutti i negazionismi di genocidio, compreso appunto quello armeno. La Corte Costituzionale transalpina ha però calato le braghe davanti alle minacce turche, sostenendo che la nuova normativa limitava la libertà di espressione.

Una vergogna per la République, che ha dimostrato come sia facile condannare i genocidi quando le requisitorie possono irritare solo potenti nazisti morti e piccole frange di estremisti, mentre divenga impossibile quando si tratti dell’indignazione di potenti in vita e in piena attività, come Erdogan, i suoi protettori atlantici e chi vuole fare affari con lui.

Le tesi di chi vedeva lesioni della libertà di pensiero e di espressione erano sostenute solo in teoria, mentre erano ben altre le motivazioni sottostanti. Nessuno degli attuali paladini si era scagliato contro la Legge Gayssot, che punisce il negazionismo della shoà e che mai la Corte Costituzionale si sognerà di abrogare: esistono genocidi di serie A e di serie B, per i magistrati francesi.

La Turchia ha vinto di nuovo contro l’Europa, e aggiunto un nuovo atto alla vicenda del genocidio, ancora più grave perché sancito da un tribunale. Laddove invece i tribunali mancarono alla fine della guerra, al contrario di quanto accadde a Norimberga, a dimostrazione che certe Corti non servono la giustizia, ma solo le ragioni dei vincitori.

Una pagina nera per la magistratura francese, cui però Sarkozy intende porre rimedio richiedendo un nuovo testo di legge, che possa superare le obiezioni di incostituzionalità. Ankara non abbia troppa fretta a levare le sanzioni: non esiste solo la Francia degli affari.

Ferdinando Menconi

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