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Maastricht compie 20 anni. Da non festeggiare

Siamo possibilisti, suvvia. Chissà se vent’anni fa, quando il Trattato di Maastricht vide la luce in questa città olandese al confine con la Francia, gli estensori già avevano in mente in un futuro più o meno lontano di renderlo ancora più stringente. Chissà che non si trattasse solo del primo step, di un modo come un altro per far abituare gli europei a questa ingombrante, incontrollabile e lontana macchina del potere. Tant’è: oggi, 7 febbraio, è il ventesimol’anniversario della firma che spianò la strada al passaggio dalla vecchia CEE, sorta nel 1957, all’attuale Unione Europea.

Lontani dal celebrarlo, se non con una serie di manifestazioni, scioperi e proteste contro le misure di austerity applicate ai Paesi membri, i cittadini stanno ancora prendendo coscienza di quello che significhi averlo sottoscritto, sia nella versione originaria che nelle successive modifiche. Secondo Ida Magli, autrice di “Contro l'Europa. Tutto quello che non vi hanno detto di Maastricht”, «dovrebbe essere chiaro a tutti che quello di Maastricht è un trattato talmente stupido da apparire folle. Ed è dunque inutile domandarsi come mai l'economia dell'Europa non cresca: sono gli Articoli di Maastricht a impedirne qualsiasi sviluppo».

 

di Sara Santolini

(nel Quotidiano)

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