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Siria: le violenze dei ribelli e l’offensiva diplomatica

I ribelli hanno acquisito rapidamente i metodi di Assad, almeno secondo la ONG Human Rights Watch che, in una lettera aperta inviata al Consiglio nazionale siriano, denuncia rapimenti, detenzioni e torture messe in atto contro membri delle forze lealiste.

L’ONG parla anche di esecuzioni di membri delle forze di sicurezza e di civili, e dichiara che “i metodi di repressione brutali del governo siriano non giustificano i trattamenti praticati dalle forze ribelli”.

La militarizzazione del conflitto è sempre più vasta ed è ormai quasi impossibile parlare di “civili”: siamo ormai di fronte a due fazioni armate, o in attesa di armamenti, che si fronteggiano in una guerra sempre più sanguinosa.

Anche l’offensiva diplomatica ha, però, ripreso vigore: Mosca ha chiesto ad Assad un immediato cessate il fuoco umanitario, mentre Parigi sta mettendo a punto un progetto di dichiarazione a sostegno dell’azione di Kofi Annan, che sempre più deve diventare l’unico interlocutore fra le parti in causa.

La mossa di Mosca, in particolare, è stata accolta con favore, anche da parte del Dipartimento di Stato USA, che ha preso atto di una mutata attitudine russa, anche se sembra piuttosto che sia Washington a stare recedendo dalle posizioni massimaliste fin qui tenute.

Mentre gli interessi arabi spingono sempre verso la guerra, il barometro diplomatico tende al compromesso: anche da parte occidentale ci si comincia a rendere conto che la degenerazione della guerra civile in invasione straniera renderebbe lo scacchiere mediorientale difficilmente controllabile. 

(fm)

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