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E la repressione turca?

Il divieto fatto ai curdi di celebrare in Newroz, il loro capodanno e simbolo della loro identità nazionale, ha dato i suoi effetti: sono in corso violenti scontri nel sud est della Turchia, dove l’esercito ha dato il via ad una operazione su ampia scala, troppo per non essere stata pianificata da lungo tempo ed a cui i disordini seguiti alle proteste curde non sono che una misera copertura.

Le vittime comunicate fino ad ora sono 6 fra i ribelli ed altrettante fra quelle della “repressione”, termine che ci sentiamo di usare, vista l’attitudine di Ankara verso Siria ed Israele nel definire le loro azioni contro i loro ribelli.

Certo la situazione turca non è comparabile a quella Siriana, anche se per i partiti curdi o che simpatizzano con la loro causa la vita non è facile e sono perseguitati con ogni mezzo “legale”, ma la similitudine con la situazione palestinese è più che legittima, vista anche la condivisa attitudine di addossare sistematicamente ad atti degli insorti la colpa di una repressione militare spropositata, che non avrebbe ragion d’essere se i diritti dei popoli nelle loro terre fossero rispettati.

(fm)

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