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Fiat: “Calo delle vendite dovuto agli scioperi”. Ma fateci il piacere...

Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. 

A non voler capire sono gli operai: la Fiat ha già deciso di chiudere i battenti e voltare le spalle all’Italia. È solo questione di tempo. In quest’ottica qualsiasi scusa, qualsiasi pretesto è buono per velocizzare l’operazione, facendo in modo che sia il più indolore possibile per l’azienda. A questo serve, presumibilmente, l’ultima uscita, solo in ordine di tempo, del gruppo Fiat che sottolinea come «le aziende automobilistiche stanno subendo gravissimi danni in conseguenza dello sciopero in atto da oltre mese». Quello cui si riferiscono è lo sciopero dei servizi di autotrasporto vetture a mezzo bisarca, al quale aderirebbe «una minoranza di associazioni di categoria» che, nelle intenzioni del comunicato della Fiat, sarebbe da isolare per fare in modo che il resto dei lavoratori, estranei allo sciopero, possano mantenere il proprio posto di lavoro grazie alla ripresa delle vendite. 

A non voler sentire è il gruppo Fiat che, noncurante delle richieste dei lavoratori, sottolinea: «Lunghi e numerosi ritardi nelle consegne del prodotto ai concessionari e ai clienti comportano pesanti conseguenze sulle fatturazioni e sulle immatricolazioni in Italia e all'estero. I danni sono particolarmente gravi per Fiat Group Automobiles, che è stata costretta a fermare più volte l'attività in alcuni stabilimenti italiani, con rilevanti perdite economiche per l'azienda e per i lavoratori. Anche le quote di mercato saranno evidentemente influenzate in modo negativo». Come se qualcuno possa bersi questa balla: che il crollo delle vendite della casa automobilistica non sia dovuta alla recessione, alla contrazione del mercato e (anche) agli errori dei gestione, marketing e quant’altro dell’azienda ma ai ritardi subiti dal settore a causa dello sciopero. 

Sara Santolini

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