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La Turchia chiede le scuse di Israele, ma lei quando le farà?

La Turchia, stato fedelissimo fra i membri della NATO, ha bloccato la presenza di Israele al summit atlantista di Chicago, almeno finché Tel Aviv non si scuserà per i morti della Freedom flotilla uccisi nella azione piratesca contro il Mavi Marmara.

Una posizione più che legittima, all’interno dell’occidentale Alleanza Atlantica, che dovrebbe aver cura dei suoi membri più che di presunti alleati esterni ad essa, e che talvolta si comportano da nemici di nazioni aderenti ad essa, come Israele spesso fa (o sembra fare) nei confronti della Turchia.

Oltre la forma giuridica c’è, però, anche la sostanza: la Turchia tratta i curdi alla stregua dei palestinesi, se non peggio, e non ha mai né chiesto scusa né ammesso, anzi punisce chi lo affermi, il genocidio di un milione e  mezzo di armeni, di cui oggi ricorre l’anniversario: forse qualcuno in più di quelli del Mavi Marmara.

Se la Turchia vuole che la sua indignazione, e affermazione di legittimo diritto, sia credibile e sostenibile, ammetta prima le sue colpe, altrimenti continueremo a vedere i suoi rapporti con Israele come quelli dei ladri di Pisa: che litigano di giorno per rubare insieme la notte, visto che condividono vergogne assolutamente comparabili verso le minoranze etniche “interne”, fatta salva l’aggravante del genocidio: che i turchi hanno perpetrato e gli ebrei subito.

(fm)

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