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Il caos è grande in Mali

La situazione è sempre più caotica nel dimenticato Mali, fra colpi di stato, contro colpi e secessioni. L’ultima novità è proprio questa: la secessione. I Tuareg hanno proclamato l’indipendenza del nord del paese venerdì 6 aprile.

Naturalmente nessuno ha riconosciuto il gesto del Movimento nazionale di liberazione dell'Azawad (MNLA), maggior componente del fronte degli uomini blu: l’Algeria in primis ha dichiarato che si impegnerà  per il mantenimento dell’integrità territoriale del Mali.

Anche dovessero fallire, i bistrattati tuareg, re del deserto dei tempi delle carovaniere, avranno almeno per un attimo avuto un loro spazio vitale, dove essere liberi e non sudditi di serie b, ma oltre all’Algeria, cui già si è unita la Francia e la lista sembra allungarsi, si proietta su di loro anche la sinistra ombra della primavera islamista.

Omar Hamahae, capo militare del gruppo islamista Ansar Dine, che controlla Timbuctù, ha, infatti, dichiarato guerra a tutte le ribellioni, in nome del profeta e per imporre la sharia in una nazione unita, lottando principalmente proprio contro Azawad.

Mali, una guerra dimenticata che potrebbe estendere la primavera del fondamentalismo anche all’Africa sub sahariana, dove anche il Niger è già stato contaminato.

(fm)

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