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Siria. Due ordigni fanno strage a Damasco

L’esercito ribelle siriano ha sempre accusato i regolari di violazioni del cessate il fuoco, ma le due bombe che sono esplose oggi, presso il centro dell’intelligence governativa, difficilmente potrà essere attribuito ad Assad.

Nonostante i 55 morti e gli oltre 370 feriti, non lo si può chiamare un gesto terroristico, ma un vero e proprio atto di guerra mirato a colpire un obiettivo governativo sensibile, senza curarsi di quegli effetti collaterali devastanti cui la NATO ci ha abituato.

Se si può dubitare della buona fede di Assad nel seguire il piano di pace ONU, è evidente che questo sia apertamente boicottato dai ribelli e delle nazioni che li armano e supportano: esistono forze determinate a farlo fallire per poter dare il via a quella “guerra umanitaria” che tanto bramano, e che serve a gettare la Siria in un caos di tipo libico.

(fm)

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