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La Cancellieri insiste: a Brindisi «atto terroristico»

Un teorema in piena regola. Anzi un assioma, visto che nella peggiore tradizione nazionale in materia di violenza politica (vera o presunta), lo si dà per acquisito senza porsi affatto l’obbligo di aggiungere quanto servirebbe a dimostrarne la fondatezza.

A sciorinare la tiritera, o come altro si preferisca chiamarla, è stato il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, nel corso di un’informativa alla Camera: «Indipendentemente dall'accertamento dell'effettiva matrice, che mi auguro possa avvenire già nelle prossime ore, non vi è dubbio che l'attentato di Brindisi, per il gravissimo e diffuso allarme che ne è seguito, possa prestarsi a una lettura in chiave terroristica».

Già l’espressione «possa prestarsi» è da prendere con le molle, ma il seguito va addirittura oltre: «se ancora non conosciamo il movente e la mano, sicuramente l'effetto scaturito dall'evento è stato terroristico, nel senso pieno e letterale del termine».

Falso. Il «senso pieno e letterale del termine», ad esempio secondo il dizionario Hoepli on line, è il seguente: «Metodo di lotta violenta, adottato da una fazione politica, da gruppi o movimenti di guerriglia, per abbattere un regime, un governo con atti di violenza destinati, oltre che a colpire gli avversari, a creare tensione e insicurezza tra la popolazione».

Ergo, e quantomeno a un ministro dell’Interno non dovrebbe sfuggire, perché sia lecito parlare di terrorismo non basta che un attentato produca una forte impressione sulla cittadinanza («l’effetto scaturito dall’evento») ma ci vuole un disegno politico preciso. Del quale però, a quanto risulta dalle dichiarazioni degli inquirenti, non c’è traccia.

(fz)

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