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Houla: chi è il vero responsabile?

Sull’orrendo massacro di Houla le parti in causa si sono rimbalzate reciprocamente la responsabilità del crimine, rendendosi conto non tanto che nuoceva alla parte che lo aveva commesso, ma piuttosto del successo propagandistico se lo si fosse potuto addossare al nemico.

Assad si è dichiarato estraneo ai fatti, ma l’obiezione russa, mossa dal ministro degli esteri Lavrov, è più che motivata: «Il governo ha la maggiore responsabilità per quanto sta succedendo; ogni governo in ogni paese ha la responsabilità della sicurezza dei suoi cittadini».

Fatta questa doverosa premessa, che inchioda il dittatore alle sue responsabilità, che vanno oltre il singolo evento, bisogna uscire dagli isterismi propagandistici, che lo vogliono come il macellaio di Houla: ha commesso molti crimini, ma esistono forti indizi che questa volta sia realmente estraneo ai fatti.

Un ex ufficiale dell’intelligence britannico, una fonte non propriamente neutrale quindi, ha dichiarato che le modalità del massacro, decapitazione, sgozzamento e mutilazioni varie, sono aliene all’Islam levantino, cui appartengono Siria e Libano, ma sono invece tipiche dell’Anbar, una provincia dell’Iraq, da cui proverrebbero alcuni dei combattenti stranieri che sostengono i ribelli. Non va dimenticato che l’Iraq, come la Siria, è teatro della guerra religiosa fra sciiti e sunniti che sta insanguinando l’Islam.

Se è vero, come conferma la dura condanna del Consiglio di sicurezza, che l’artiglieria governativa bombardava Houla, è altresì vero che questa non può essere responsabile di omicidi compiuti a distanza ravvicinata e dei gravi abusi fisici sui civili. Dei 109 uccisi molti sono stati trovati con fori di proiettile in testa, fatto tipico più di esecuzioni mirate che di un bombardamento indiscriminato; inoltre la maggioranza delle vittime erano donne e bambini, rispettivamente 34 e 49, il che fa pensare ad una raccapricciante selezione delle vittime da “giustiziare”.

Da questi primi, pochi e nebulosi, dati emersi dalle indagini sul massacro emergerebbe una probabile – non accertata ma probabile – responsabilità diretta dei ribelli, ma la posizione più sensata appare quella russa. Che li condanna sì, ma insieme ad Assad: il quale, incaponendosi, ha permesso che la situazione degenerasse fino a questo punto, quando invece gli era stata aperta una soluzione di tipo yemenita.

(fm)

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