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Siria. La Russia spariglia: summit con Turchia e Iran

Accusata da tutti di essere la sostenitrice di Assad, la Russia dimostra una volta di più di essere l’unico paese che si sforza affinché in Siria torni la pace, preferibilmente seguendo la via concordata in sede ONU.

L’ultima mossa del Cremino è di convocare un summit internazionale, per l’applicazione del piano Annan, che veda presenti Turchia, Iran e Organizzazione della cooperazione islamica. L’obiettivo del ministro degli esteri russo Lavrov è «la convocazione di un meeting con gli stati che hanno davvero un'influenza sulle varie forze d'opposizione in Siria».

Una scelta di realpolitik che, non solo non esclude uno dei paesi più interessati ad una espansione in terra siriana, ma anzi lo pone di fronte a dirette responsabilità e gli affianca una nazione, l’Iran, che condivide con la Turchia la preoccupazione per una recrudescenza della questione curda, che un summit congiunto potrebbe prevenire.

Mosca, conscia della sua capacità di influenza sul governo siriano, chiama a pari responsabilità chi ha il controllo dei ribelli per arrivare ad una soluzione del problema, ma che in via subordinata potrebbe smascherare le reali intenzioni degli “amici della Siria”.

Nel contempo il regime Assad, a seguito delle elezioni, ha cambiato primo ministro, conferendo l’incarico di formare il governo all’ex responsabile dell'Agricoltura Riad Hijab, e inoltre ha dato il via libera, all’ONU e ad alcune ONG umanitarie, a portare aiuti nelle zone più martoriate dalla guerra civile.

Una soluzione sotto l’egida delle Nazioni Unite, che vede anche la Cina favorevole, è sempre più urgente perché, oltre ai continui scontri fra le opposte fazioni in Siria, il contagio si sta estendendo al Libano dove si registra un’escalation di violenza fra i simpatizzanti di Assad e quelli dei ribelli.

Ferdinando Menconi

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