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Egitto. Braccio di ferro sul Parlamento

La tregua fra militari e Fratelli Musulmani, dopo che i primi avevano riconosciuto la vittoria elettorale dei secondi e la nomina a presidente dell’Egitto del loro candidato Mohamed Morsi, è stata di breve durata: il presidente del disciolto parlamento, Saad Al-Katatni, ha infatti convocato l’Assemblea, in violazione della sentenza della Corte Costituzionale che ne aveva decretato la decadenza.

Se la decisione della Corte poteva essere discutibile, ma più sul piano politico che su quello strettamente giuridico, l’iniziativa di Katatni è una provocazione al limite del golpe. Le sentenze di questo rango sono infatti “definitive e cogenti per tutte le istituzioni dello Stato”,  e pertanto la Corte stessa aveva dichiarato illegittimo il decreto con cui il presidente Morsi aveva ristabilito il Parlamento.

Convocando l’Assemblea si viene non solo a delegittimare una delle più importanti istituzioni di qualunque Stato si voglia democratico, ma si lancia anche una sfida aperta ai militari. I quali difficilmente, stavolta, potranno cedere senza reagire all’invadenza dei Fratelli Musulmani, che danno sempre più l’idea di voler utilizzare le istituzioni della democrazia formale per distruggere quella sostanziale.

Dopo il decreto incostituzionale di Morsi i vertici delle Forze armate si erano riuniti d’urgenza lanciando un appello «a legge e Costituzione», dichiarandosi convinti che «tutte le istituzioni dello Stato rispetteranno quando detto nelle dichiarazioni costituzionali», ma la risposta dei Fratelli Musulmani è stata di mobilitare di nuovo la piazza per «sostenere le decisioni del Presidente e il ristabilimento del Parlamento».

Questa volta la forza della piazza rischia di venire usata contro la libertà, ma forse non è questo che i Fratelli Musulmani desiderano.

(red)

 

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